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lunedì 4 aprile 2011
La moglie di Bossi? È una baby pensionata - da www.lucatelese.it
La notizia è di quelle a cui ci ha abituato questo Paese, afflitto dalla maledizione dei paradossi, degli sprechi, e delle ingiustizie sancite per decreto e controfirmate con i sigilli di ceralacca. La notizia è questa: la moglie del nemico giurato di Roma, la moglie del guerrigliero indomito che si batte contro lo Stato padrone e che fa un vanto di denunciare gli sprechi dello Stato assistenzialista, è una baby pensionata. Proprio così, avete letto bene. La moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, riceve un trattamento previdenziale dal lontano 1992, da quando, cioè, alla tenera età di 39 anni, decideva di ritirarsi dall’insegnamento. Liberissima di farlo, ovviamente, dal punto di vista legale: un po’ meno da quello dell’opportunità politica, se è vero che suo marito tuona un giorno sì e l’altro pure contro i parassiti di Roma. E si sarebbe tentati quasi di non crederci, a questa storia, a questo ennesimo simbolo di incoerenza tra vizi privati e pubbliche virtù, se a raccontarcela non fosse un giornalista a cui tutto si può rimproverare ma non certo l’ostilità preconcetta alla Lega Nord e al suo leader.
Eppure, nello scrivere il suo ultimo libro inchiesta (Sanguisughe, Mondadori, 18 euro, in uscita martedì prossimo), Mario Giordano deve essersi fatto una discreta collezione di nemici, se è vero che l’indice dei nomi di questo libro contiene personaggi noti e ignoti, di destra e di sinistra, gran commis e piccoli furbi, una vera e propria pletora di persone che a un certo punto della loro vita, anche se molto giovani, hanno deciso di vivere alle spalle della collettività e di chi lavora, approfittando dei tanti spifferi legislativi che il Palazzo ha generosamente concesso in questi anni.Il libro di Giordano (sottotitolo: Le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasse) però ha un attacco folgorante. Ed è la riproduzione dell’estratto conto di una pensione di 78 centesimi. Una incredibile “busta paga” autentica che nasce così: “Pensione lorda 402,12 euro, trattenute Irpef 106,64 euro, saldo Irpef 272.47, addizionale regionale 23.00, arrotondamento 0.78. Totale: 0.78”. Scrive Giordano: “Quando uno Stato si accanisce su una pensione minima di 402 euro (che è già una miseria) e la riduce a 0.78 centesimi (che è appunto un insulto) mentre lascia inalterati i supervitalizi dei parlamentari, il loro insindacabile diritto al cumulo, o gli assegni regalati a qualche burocrate d’oro, ebbene, noi non possiamo far finta di niente”.
Allora, forse, si può leggere questo libro saltando da un assurdo all’altro. Dalla “pensione centesimale” a quella della signora Marrone in Bossi, che è – in Italia – non un caso isolato, ma una delle 495.000 persone, come racconta il direttore dell’agenzia NewsMediaset, “che ricevono da anni la pensione senza avere i capelli grigi e senza avere compiuto i sessant’anni di età”. Nel 1992, quando la Marrone aveva 39 anni, Bossi attaccava “la palude romana” e chiedeva di cambiare. “Come no? – chiosa Giordano – Il cambiamento, certo. E intanto la baby pensione, però”.
Manuela Marrone, seconda moglie di Bossi, siciliana d’appartenenza attraverso il nonno Calogero “che arrivò a Varese come impiegato dell’anagrafe e finì deportato nei lager nazisti, dopo aver aiutato molti ebrei a scappare”, custodì Bossi nella convalescenza dopo l’ictus e favorì l’ascesa del figlio Renzo. “Fra le attività che ha seguito con più passione – annota Giordano – la scuola elementare Bosina, da lei medesima fondata nel 1998, ‘la scuola della tua terra’, che educa i bambini attraverso la scoperta delle radici culturali, anche con racconti popolari, leggende, fiabe, filastrocche legate alle tradizioni locali. E sarà un caso che nelle pieghe della Finanziaria 2010, fra tanti tagli e sacrifici, sono stati trovati i soldi per dare un bel finanziamento (800 mila euro) proprio alla Bosina?”. Tutto sembrerebbe fuorché un caso.
La signora Bossi, d’altronde, ha molto tempo libero perché riceve un vitalizio regolarmente. “Aveva diritto a prendere i suoi 766,37 euro al 12 di ogni mese, ha diritto a percepire l’assegno, che in effetti incassa regolarmente da 18 anni, da quando suo figlio Renzo, il Trota, andava in triciclo, anziché andare in carrozza al consiglio regionale” (Già, perché se tra pensione, parlamento e Regione, se non ci fosse lo Stato assistenzialista, il reddito di casa Bossi passerebbe da quasi trecentomila euro a zero).
Ma Manuela non è sola: il corposo capitolo sui baby pensionati si apre con la storia di Francesca Z., che si è messa a riposo nel 1983, quando aveva appena 32 anni (“L’ex collaboratrice scolastica ha già ricevuto dallo Stato 280 mila euro, cioè 261 mila euro più di quanto abbia versato in tutta la sua carriera – si fa per dire – lavorativa”). E prosegue con i casi di Carlo De Benedetti (in pensione a 58 anni), Cesare Romiti (2.500 euro a 54: ai tempi della marcia dei quarantamila, nel 1980, era pensionato da tre anni!). Ma non mancano i grandi moralisti. Adriano Celentano è in pensione da quando aveva 50 anni. Oppure le artiste: Raffaella Carrà e Sophia Loren (in pensione da quando avevano 53 anni) e i duri come Carlo Callieri (l’ex uomo forte della Fiat) che prende la bellezza di 5 mila euro al mese da quando aveva 57 anni. Ecco perché, in mezzo a questa selva di nomi il consiglio è di non leggere i capitoli sulle pensioni onorevoli, sulle pensioni d’oro, e sulle pensioni truffa. Vi incazzereste troppo.
Luca Telese
domenica 3 aprile 2011
Vengo dopo il Pd
A chi non sia totalmente accecato da una incrollabile fede politica filo governativa appare evidente che la figura di Berlusconi rappresenti una gigantesca anomalia istituzionale nella sua posizione (unica rispetto qualsiasi Paese civilmente avanzato) di proprietario pubblico e privato dell'Italia.
Sviscerare ulteriormente i capitoli della sua vita (pubblica e privata) che indurrebbero (quasi) chiunque a reputarlo impresentabile nella assunzione di un ruolo istituzionale sarebbe noioso.
Di lui (con le presumibili difficoltà) si sa ciò che si deve sapere.
Il potere giudiziario fatica da decenni a realizzare il proprio percorso di indagine e ricerca della verità sulle questioni giudiziarie di Silvio Berlusconi perchè il potere economico di quest'ultimo è semplcemente gigantesco, quindi capace di comprare tutto e tutti.
Ne è un esempio la vicenda del Lodo Mondadori nell'ambito della quale fu accertata la corruzione del giudice Metta per avere una sentenza che stabilisse l'invalidità del precedente lodo e legittimasse l'acquisto del più grande gruppo editoriale italiano da parte del Biscione. Che ad oggi, dopo 20 anni di guerra legale, è sempre del gruppo di Segrate.
Tornando alla poltica, molti segnali ci dicono che siamo agli ultimi spasmi di questo medioevo della democrazia.
Probabilmente quando ci lasceremo alle spalle questo periodo constateremo con amarezza che l'impero "birbonico" (definizione di lutazziana memoria) non finisce perchè ci sia stato qualcuno in grado di combatterlo, sconfiggerlo e sostituirlo.
L'impero birbonico finisce per autodistruzione.
L'epopea berlusconiana piano piano si è esaurita autonomamente, cannibalizzando se stessa di quelle esigue componenti centriste che almeno inizialmente frenavano, ogni tanto, le frenesie iperliberiste (e iper personali) del Capo.
L'era di Re Silvio da Arcore era cominciata nel '94 con un partito marketing come Forza Italia inventata da Marcelo Dell'Utri e che faceva da collante di coalizione tra una componente moderata (Casini e Buttiglione) ed una di destra (abbastanza estrema) formata da ex fascisti (la svolta AN del Movimento Sociale al congresso di Fiuggi si ebbe proprio in quell'anno) e leghisti celoduristi di Bossi.
Nel tempo la lenta ma inesorabile repulisti.
Prima fuori Casini e l'insopportabile segretario Udc Follini (oggi nel Pd).
Poi subito dopo la nascita del Pdl sul predellino è stato fatto fuori anche Fini.
Oggi il Governo è retto sull'asse Pdl - Lega con l'aggiunta del Movimento di Responsabilità Nazionale,
curioso partito creatosi spontaneamente e senza nulla a pretendere per senso di responsabilità quando il forfait di Fini e Futuro e Libertà sembrava aver scavato la fossa all'esecutivo.
Attaccati alla responsabilità dei Responsabili, tutti gli osservatori politici parlano di ultimi colpi di coda di Berlusconi.
Ma proprio qui il paradosso della questione.
Il Governo finisce perchè muore da solo.
Perchè se fosse dipeso da una azione costante della attuale opposizione ci sarebbe davvero poco da dire.
Il silenzio da quelle parti induce spesso a chiedersi cosa si dica fuori dal giro del centrdestra.
Se in una ventilata e imminente prospettiva elettorale non potrebbe darsi che per certa la ricandidatura (quanto meno inizialmente proposta) del Cavaliere (ma occhio al Tremonti molto amato dalla Lega) cosa si prospetta dall'altra parte della barricata ? Quale l'alternativa ? Chi dovrebbe rappresnetarla ?
Mistero.
Di questi giorni la (ennesima) mezza dichiarazione di una possibile scesa in campo di Montezemolo.
Delle primarie e di Vendola non si parla più.
Per il resto tutto tace.
Eppure dal Pd si dicono pronti al voto. Già. Il Pd.
Il più grande partito della opposizione.
Un punto interrogativo che parte dalla sua fondazione e si trascina sino ai giorni nostri.
Un partito che nei momenti decisivi (si pensi al voto parlamentare contro lo scudo fiscale) sparisce.
Dilaniato dalle correnti interne.
Sbeffeggiato dalla satira come partito eternamente perdente.
Un partito che i file di Wikileaks hanno targato come debole ed ininfluente.
Che fa della propria politica di opposizione equilibrata e pacata a oltranza (sopratutto nei momenti in cui si richiederebbe polso e passione) una bandiera invece che un punto debole.
Una opposizione così costantemente blanda da fare ben capire come non si tratta di una eventualità legata alla temporanea guida di un segretario timoroso e prudentissimo.
Un Bersani vale quanto un Veltroni o un Franceschini.
Ma sarebbe un errore pensare alla sfortuna o al destino avverso.
Il Pd vuole proprio essere questo.
Perchè ha capito (da anni) che è legato alle sorti di una dirigenza che esiste perchè esiste Berlusconi.
Che con Berlusconi ha inciuciato paurosamente, dalla Bicamerale al discorso di Violante in cui l'allora capogruppo DS nella foga oratoria del suo intervento alla Camera ammetteva placidamente l'esistenza di un accordo mirato al fine di non toccare conflitto di interessi e televisioni.
Sino alle più recenti avance alla Lega per portare a casa il federalismo.
Viviamo così tranquilli e guardiamo al futuro nel segno dell'insegnamento dell'italico "Gattopardo".
Cambiare tutto per non cambiare nulla.
Così avremo la consolante certezza che il rantolio politico di Berlusconi vivrà ancora e si prolungherà sino al suo ultimissimo sospiro utile.
Grazie alle amorevoli cure di questo grande Partito Democratico.
Sviscerare ulteriormente i capitoli della sua vita (pubblica e privata) che indurrebbero (quasi) chiunque a reputarlo impresentabile nella assunzione di un ruolo istituzionale sarebbe noioso.
Di lui (con le presumibili difficoltà) si sa ciò che si deve sapere.
Il potere giudiziario fatica da decenni a realizzare il proprio percorso di indagine e ricerca della verità sulle questioni giudiziarie di Silvio Berlusconi perchè il potere economico di quest'ultimo è semplcemente gigantesco, quindi capace di comprare tutto e tutti.
Ne è un esempio la vicenda del Lodo Mondadori nell'ambito della quale fu accertata la corruzione del giudice Metta per avere una sentenza che stabilisse l'invalidità del precedente lodo e legittimasse l'acquisto del più grande gruppo editoriale italiano da parte del Biscione. Che ad oggi, dopo 20 anni di guerra legale, è sempre del gruppo di Segrate.
Tornando alla poltica, molti segnali ci dicono che siamo agli ultimi spasmi di questo medioevo della democrazia.
Probabilmente quando ci lasceremo alle spalle questo periodo constateremo con amarezza che l'impero "birbonico" (definizione di lutazziana memoria) non finisce perchè ci sia stato qualcuno in grado di combatterlo, sconfiggerlo e sostituirlo.
L'impero birbonico finisce per autodistruzione.
L'epopea berlusconiana piano piano si è esaurita autonomamente, cannibalizzando se stessa di quelle esigue componenti centriste che almeno inizialmente frenavano, ogni tanto, le frenesie iperliberiste (e iper personali) del Capo.
L'era di Re Silvio da Arcore era cominciata nel '94 con un partito marketing come Forza Italia inventata da Marcelo Dell'Utri e che faceva da collante di coalizione tra una componente moderata (Casini e Buttiglione) ed una di destra (abbastanza estrema) formata da ex fascisti (la svolta AN del Movimento Sociale al congresso di Fiuggi si ebbe proprio in quell'anno) e leghisti celoduristi di Bossi.
Nel tempo la lenta ma inesorabile repulisti.
Prima fuori Casini e l'insopportabile segretario Udc Follini (oggi nel Pd).
Poi subito dopo la nascita del Pdl sul predellino è stato fatto fuori anche Fini.
Oggi il Governo è retto sull'asse Pdl - Lega con l'aggiunta del Movimento di Responsabilità Nazionale,
curioso partito creatosi spontaneamente e senza nulla a pretendere per senso di responsabilità quando il forfait di Fini e Futuro e Libertà sembrava aver scavato la fossa all'esecutivo.
Attaccati alla responsabilità dei Responsabili, tutti gli osservatori politici parlano di ultimi colpi di coda di Berlusconi.
Ma proprio qui il paradosso della questione.
Il Governo finisce perchè muore da solo.
Perchè se fosse dipeso da una azione costante della attuale opposizione ci sarebbe davvero poco da dire.
Il silenzio da quelle parti induce spesso a chiedersi cosa si dica fuori dal giro del centrdestra.
Se in una ventilata e imminente prospettiva elettorale non potrebbe darsi che per certa la ricandidatura (quanto meno inizialmente proposta) del Cavaliere (ma occhio al Tremonti molto amato dalla Lega) cosa si prospetta dall'altra parte della barricata ? Quale l'alternativa ? Chi dovrebbe rappresnetarla ?
Mistero.
Di questi giorni la (ennesima) mezza dichiarazione di una possibile scesa in campo di Montezemolo.
Delle primarie e di Vendola non si parla più.
Per il resto tutto tace.
Eppure dal Pd si dicono pronti al voto. Già. Il Pd.
Il più grande partito della opposizione.
Un punto interrogativo che parte dalla sua fondazione e si trascina sino ai giorni nostri.
Un partito che nei momenti decisivi (si pensi al voto parlamentare contro lo scudo fiscale) sparisce.
Dilaniato dalle correnti interne.
Sbeffeggiato dalla satira come partito eternamente perdente.
Un partito che i file di Wikileaks hanno targato come debole ed ininfluente.
Che fa della propria politica di opposizione equilibrata e pacata a oltranza (sopratutto nei momenti in cui si richiederebbe polso e passione) una bandiera invece che un punto debole.
Una opposizione così costantemente blanda da fare ben capire come non si tratta di una eventualità legata alla temporanea guida di un segretario timoroso e prudentissimo.
Un Bersani vale quanto un Veltroni o un Franceschini.
Ma sarebbe un errore pensare alla sfortuna o al destino avverso.
Il Pd vuole proprio essere questo.
Perchè ha capito (da anni) che è legato alle sorti di una dirigenza che esiste perchè esiste Berlusconi.
Che con Berlusconi ha inciuciato paurosamente, dalla Bicamerale al discorso di Violante in cui l'allora capogruppo DS nella foga oratoria del suo intervento alla Camera ammetteva placidamente l'esistenza di un accordo mirato al fine di non toccare conflitto di interessi e televisioni.
Sino alle più recenti avance alla Lega per portare a casa il federalismo.
Viviamo così tranquilli e guardiamo al futuro nel segno dell'insegnamento dell'italico "Gattopardo".
Cambiare tutto per non cambiare nulla.
Così avremo la consolante certezza che il rantolio politico di Berlusconi vivrà ancora e si prolungherà sino al suo ultimissimo sospiro utile.
Grazie alle amorevoli cure di questo grande Partito Democratico.
BUGIA AQUILANA di Samanta de Persio - tratto da www.cadoinpiedi.it
A due anni dal terremoto sono quasi 40.000 le persone senza una casa
Sono trascorsi due anni. Sono appena rientrata da una passeggiata nel centro storico. Silenzio. Desolazione. Ogni volta che percorro Via XX settembre vedere i palazzi come bombardati, due lacrime mi rigano il viso. La casa dello studente è poco più su. Foto, fiori per ricordare i ragazzi che hanno perso vita, sogni, speranze, futuro sotto le macerie di una struttura che non era a norma; la magistratura ha il compito di indagare, ma la politica vuole prescrivere, abbreviare non importa se danneggia cittadini già privati degli affetti più cari.
L'Italia forse il 6 aprile ricorderà perché nel tragico anniversario la passerella mediatica è d'obbligo. Dal giorno dopo però il silenzio. Il Presidente del Consiglio, proprietario di tutto, saprà ordinare dove riprendere, chi intervistare. E così passerà la mala informazione: tutto a posto, tutto ricostruito. E invece non so ancora se e quando potrò tornare a casa mia, inagibile. Se fossi l'unica in queste condizioni, potrebbe essere un caso personale.
Al 1 marzo 2011 sono rilevate 14.174 persone beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione, 13.906 persone sono alloggiate nel Progetto C.A.S.E., 7.113 nei MAP, 2042 in affitto e altre strutture comunali, 1.334 in strutture ricettive (369 fuori provincia) e 270 nelle caserme a L'Aquila. Significa che oltre 38 mila persone non vivono a casa loro. Molti non sono registrati da nessuna parte perché non avevano diritto ad assistenza oppure hanno rinunciato a causa della farraginosa burocrazia.
Allora la ricostruzione? Quella sbandierata a Ballarò dall'On. Maurizio Lupi ogni volta in difficoltà oppure su Le Figarò dal Presidente del Consiglio per non perdere punti con Sarkozy? Allora mentono! Mentono sapendo di mentire perché almeno il secondo a L'Aquila è venuto diverse volte, finchè gli aquilani non si sono incazzati ed hanno incominciato ad accoglierlo con striscioni e fischi. Non è più venuto, neanche per il primo anniversario. "Gli aquilani hanno avuto tutto!" Quante volte ce l'hanno rimproverato gli altri terremotati o coloro che non sono mai venuti a L'Aquila. Siamo stati privati della libertà di scegliere. E' passato il messaggio di un tetto per tutti, appalti dati ad imprese colluse con la criminalità organizzata, imprese aquilani costrette a chiudere.
Aprile 2011. Alcune vie sono state riaperte, palazzi in sicurezza: bulloni, legni, acciaio, tubi innocenti. Ma non basta. Finchè non si ricostruisce la vita, i profumi, le chiacchiere, le grida, i colori non possono tornare in città.
L'Italia forse il 6 aprile ricorderà perché nel tragico anniversario la passerella mediatica è d'obbligo. Dal giorno dopo però il silenzio. Il Presidente del Consiglio, proprietario di tutto, saprà ordinare dove riprendere, chi intervistare. E così passerà la mala informazione: tutto a posto, tutto ricostruito. E invece non so ancora se e quando potrò tornare a casa mia, inagibile. Se fossi l'unica in queste condizioni, potrebbe essere un caso personale.
Al 1 marzo 2011 sono rilevate 14.174 persone beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione, 13.906 persone sono alloggiate nel Progetto C.A.S.E., 7.113 nei MAP, 2042 in affitto e altre strutture comunali, 1.334 in strutture ricettive (369 fuori provincia) e 270 nelle caserme a L'Aquila. Significa che oltre 38 mila persone non vivono a casa loro. Molti non sono registrati da nessuna parte perché non avevano diritto ad assistenza oppure hanno rinunciato a causa della farraginosa burocrazia.
Allora la ricostruzione? Quella sbandierata a Ballarò dall'On. Maurizio Lupi ogni volta in difficoltà oppure su Le Figarò dal Presidente del Consiglio per non perdere punti con Sarkozy? Allora mentono! Mentono sapendo di mentire perché almeno il secondo a L'Aquila è venuto diverse volte, finchè gli aquilani non si sono incazzati ed hanno incominciato ad accoglierlo con striscioni e fischi. Non è più venuto, neanche per il primo anniversario. "Gli aquilani hanno avuto tutto!" Quante volte ce l'hanno rimproverato gli altri terremotati o coloro che non sono mai venuti a L'Aquila. Siamo stati privati della libertà di scegliere. E' passato il messaggio di un tetto per tutti, appalti dati ad imprese colluse con la criminalità organizzata, imprese aquilani costrette a chiudere.
Aprile 2011. Alcune vie sono state riaperte, palazzi in sicurezza: bulloni, legni, acciaio, tubi innocenti. Ma non basta. Finchè non si ricostruisce la vita, i profumi, le chiacchiere, le grida, i colori non possono tornare in città.
sabato 2 aprile 2011
venerdì 1 aprile 2011
Tutti uniti nel fora de ball
In questi giorni in cui l'attenzione dei media è concentrata sulle vergognose piece teatrali messe in scena in Parlamento sul sempre appassionante tema del processo breve vorrei tornare sul meno intrigante argomento della condizione dei migranti di Lampedusa e dintorni.
Lo faccio perchè al di là della contigente attualità del fatto colpisce molto la forza con cui un aspetto emotivo della vicenda rappresentato dalla paura per il diverso (che nella sua più immediata reazione sfocia puntualmente in razzismo) sembra rendere corpo unico istituzioni e popoli.
Insomma uniti dal razzismo.
Premessa d'obbligo.
Diffidare di migliaia di persone allo sbando che ti arrivano in casa è assolutamente normale.
Aspettarsi dalla popolazione spontanei slanci di generosità umanitaria nei confronti di sconosciuti e disperati gruppi di persone che da un giorno all'altro ti vedi citofonare a casa (come sta avvendeno a Manduria) per chiederti soldi o da mangiare sarebbe auspicabile ma sicuramente non realistico.
Quello che ci si aspetterebbe però sarebbe un atteggiamento diverso dalle istituzioni che avrebbero il ruolo (appunto istituzionale) di rapportarsi alla cittadinanza spiegando ed organizzando quella che è una emergenza di proporzioni enormi.
Invece di fronte ad una emergenza umanitaria che ci chiama in causa tutti come nazione (quindi non solo Puglia e Sicilia) ci rapportiamo al problema nel segno della più becera disorganizzazione.
Comuni interessati, Regioni e Governo dovrebbero coordinarsi.
Fare un piano di emergenza.
Sapere di volta in volta dove mandare i gruppi di migranti, attrezzare i campi, smistare le diverse situazioni (un richiedente asilo politico è cosa diversa dallo straniero che vuole andare in Francia o Germania a trovare lavoro, piuttosto che dal disperato in fuga dalla guerra).
Cosa sta accadendo invece?
Di fronte alla realistica prospettiva che ci piombino addosso migliaia (e migliaia) di migranti dal Nord Africa di diversa nazionalità (e cioè o in fuga dalla guerra in Libia, o dalla instablità tunisina o egiziana, o dalla, new entry, traballante situazione in Siria ) che gioco forza arrivano nel Sud Italia perchè siamo geograficamente il loro primo appiglio utile per entrare in Europa, si risponde in maniera divisa e disorganizzata.
"Si risponde".
La forma impersonale non è casuale.
Perchè l'atteggiamento e la reazione disorganizzata e divisa è trasversale e riguarda anche stati esteri ed Unione Europea.
Una comunanza di difettosità da paura che colpisce oltre il singolo cittadino dalla più piccola alla più grande istituzione.
Comincia dal Comune (il Sindaco di Manduria si è dimesso di fronte alle palese impossibilità di mantenere fede agli impegni presi sulla vicenda), passa dalla Regione ( la Puglia si è vista piombare addosso il ruolo di, quasi isolata, referente della emergenza ) dal Governo che al di là dei ridicoli spot di Lampedusa si muove tra imbarazzi di natura politica (meglio non replicare a dovere al "fore de ball" di Bossi mentre si deve far passare la riforma del processo breve alla Camera dei deputati) ed operativa (si è dimesso anche il sottosegretario agli Interni, Mantovano, eletto proprio nella circoscrizione di Manduria).
A chiudere l'idilliaco quadro ci si mette la Francia (e poi ci lamentiamo della Lega) che con il buon Sarkozy ha pensato bene di dare saggia risoluzione alla cosa chiudendo da tempo i confini (dopo tutto quello che ha combinato in Tunisia, perchè il deposto dittatore Ben Alì era roba loro) ed in queste ore si registrano accalcamenti di migranti a Ventimiglia. Ed infine l'Unione Europea.
Già.
Perchè è chiaro che da sola l'Italia non può mai farcela. Serve assolutamente l'aiuto dell'UE che invece sta decisamente latitando sulla questione.
L'aspetto più inquietante della vicenda è che alla base di questo comune atteggiamento di disinteresse o, nella migliore delle ipotesi, di disorganizzazione sta appunto un altrettanto comune sentimento di paura e diffidenza.
Un sentimento che parte dal singolo cittadino di Lampedusa o di Manduria. (e fino a qui anche legittimamente) ma che invece di essere filtrato, analizzato e ridmensionato da quella rete (teoricamente organizzata) di istituzioni che va dal Comune all'Unione Europea, finisce col passarci attraverso integralmente con i suoi più nefasti effetti.
Cosicchè a fronte di emergenza di proporzioni preoccupanti ci ritroviamo impaurirti e disorganizzati a dare conto e fondatezza alla soluzione più becera ma più efficace.
Fora de ball.
Da Lampedusa a Bruxelles.
O in alternativa, per i più umanitari, credere alla risoluzione del problema in 48 ore decantata da Silvio in stile l'Aquila o Napoli.
Un casinò a Lampedusa, un nobel per la Pace e una casa in loco dell'Imperatore.
Il caso è brillantemente risolto.
Lo faccio perchè al di là della contigente attualità del fatto colpisce molto la forza con cui un aspetto emotivo della vicenda rappresentato dalla paura per il diverso (che nella sua più immediata reazione sfocia puntualmente in razzismo) sembra rendere corpo unico istituzioni e popoli.
Insomma uniti dal razzismo.
Premessa d'obbligo.
Diffidare di migliaia di persone allo sbando che ti arrivano in casa è assolutamente normale.
Aspettarsi dalla popolazione spontanei slanci di generosità umanitaria nei confronti di sconosciuti e disperati gruppi di persone che da un giorno all'altro ti vedi citofonare a casa (come sta avvendeno a Manduria) per chiederti soldi o da mangiare sarebbe auspicabile ma sicuramente non realistico.
Quello che ci si aspetterebbe però sarebbe un atteggiamento diverso dalle istituzioni che avrebbero il ruolo (appunto istituzionale) di rapportarsi alla cittadinanza spiegando ed organizzando quella che è una emergenza di proporzioni enormi.
Invece di fronte ad una emergenza umanitaria che ci chiama in causa tutti come nazione (quindi non solo Puglia e Sicilia) ci rapportiamo al problema nel segno della più becera disorganizzazione.
Comuni interessati, Regioni e Governo dovrebbero coordinarsi.
Fare un piano di emergenza.
Sapere di volta in volta dove mandare i gruppi di migranti, attrezzare i campi, smistare le diverse situazioni (un richiedente asilo politico è cosa diversa dallo straniero che vuole andare in Francia o Germania a trovare lavoro, piuttosto che dal disperato in fuga dalla guerra).
Cosa sta accadendo invece?
Di fronte alla realistica prospettiva che ci piombino addosso migliaia (e migliaia) di migranti dal Nord Africa di diversa nazionalità (e cioè o in fuga dalla guerra in Libia, o dalla instablità tunisina o egiziana, o dalla, new entry, traballante situazione in Siria ) che gioco forza arrivano nel Sud Italia perchè siamo geograficamente il loro primo appiglio utile per entrare in Europa, si risponde in maniera divisa e disorganizzata.
"Si risponde".
La forma impersonale non è casuale.
Perchè l'atteggiamento e la reazione disorganizzata e divisa è trasversale e riguarda anche stati esteri ed Unione Europea.
Una comunanza di difettosità da paura che colpisce oltre il singolo cittadino dalla più piccola alla più grande istituzione.
Comincia dal Comune (il Sindaco di Manduria si è dimesso di fronte alle palese impossibilità di mantenere fede agli impegni presi sulla vicenda), passa dalla Regione ( la Puglia si è vista piombare addosso il ruolo di, quasi isolata, referente della emergenza ) dal Governo che al di là dei ridicoli spot di Lampedusa si muove tra imbarazzi di natura politica (meglio non replicare a dovere al "fore de ball" di Bossi mentre si deve far passare la riforma del processo breve alla Camera dei deputati) ed operativa (si è dimesso anche il sottosegretario agli Interni, Mantovano, eletto proprio nella circoscrizione di Manduria).
A chiudere l'idilliaco quadro ci si mette la Francia (e poi ci lamentiamo della Lega) che con il buon Sarkozy ha pensato bene di dare saggia risoluzione alla cosa chiudendo da tempo i confini (dopo tutto quello che ha combinato in Tunisia, perchè il deposto dittatore Ben Alì era roba loro) ed in queste ore si registrano accalcamenti di migranti a Ventimiglia. Ed infine l'Unione Europea.
Già.
Perchè è chiaro che da sola l'Italia non può mai farcela. Serve assolutamente l'aiuto dell'UE che invece sta decisamente latitando sulla questione.
L'aspetto più inquietante della vicenda è che alla base di questo comune atteggiamento di disinteresse o, nella migliore delle ipotesi, di disorganizzazione sta appunto un altrettanto comune sentimento di paura e diffidenza.
Un sentimento che parte dal singolo cittadino di Lampedusa o di Manduria. (e fino a qui anche legittimamente) ma che invece di essere filtrato, analizzato e ridmensionato da quella rete (teoricamente organizzata) di istituzioni che va dal Comune all'Unione Europea, finisce col passarci attraverso integralmente con i suoi più nefasti effetti.
Cosicchè a fronte di emergenza di proporzioni preoccupanti ci ritroviamo impaurirti e disorganizzati a dare conto e fondatezza alla soluzione più becera ma più efficace.
Fora de ball.
Da Lampedusa a Bruxelles.
O in alternativa, per i più umanitari, credere alla risoluzione del problema in 48 ore decantata da Silvio in stile l'Aquila o Napoli.
Un casinò a Lampedusa, un nobel per la Pace e una casa in loco dell'Imperatore.
Il caso è brillantemente risolto.
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