Lo scorso 30 giugno 2'11 le RSU di Taranto e Roma hanno raggiunto, dopo una estenuante trattativa, un accordo con la dirigenza del call center Teleperformance, per il ritiro dei 1460 licenziamenti annunciati e l'applicazione della cassa integrazione in deroga sino al 31 dicembre 2011. Un risultato importante che da una boccata d'ossigeno a molte famiglie ma che non deve dare l'illusione della definitiva risoluzione di un problema che dovrà essere affrontato ancora a lungo.
Intanto godiamoci la gioia ed il sollievo di una battaglia vinta.
Ma la guerra sarà ancora lunga.
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martedì 12 luglio 2011
venerdì 6 maggio 2011
Il problema non è la veglia, ma il Concordato - da www.metilparaben.it
C'è poco da fare: la Chiesa Cattolica non ammette l'omosessualità.
Ragion per cui, il fatto che la curia di Palermo abbia vietato di celebrare una veglia di preghiera per le vittime dell'omofobia non mi sorprende neanche un po'.
Anzi, vi dirò di più: se la Chiesa fosse quello che dovrebbe essere, ovvero un'aggregazione privata -e quindi autofinanziata- di persone che vogliono seguire tra loro determinate liturgie, la reputerei liberissima di escludere dai loro ranghi non solo i gay, ma anche quelli coi baffi a manubrio, i fumatori di pipa, i ballerini di liscio e i guidatori di utilitarie.
Il problema vero non è che la curia si rifiuti di pregare per gli omosessuali, ma il fatto che essa, in quanto espressione della Chiesa Cattolica, sia titolare di un'indiscutibile rilevanza pubblica -con annessi cospicui finanziamenti di vario genere- che le piove addosso dritta dritta dal Concordato.
Il punto, dunque, mi pare questo: lasciamo pure che le associazioni private escludano chi vogliono loro, ma facciamo in modo che esse rimangano esclusivamente, per l'appunto, private.
Fatela lo stesso, la veglia per le vittime dell'omofobia, anche perché nessuno ha il monopolio della religione, e non credo che qualcuno possa essere definito meno credente solo perché pratica la propria fede al di fuori di questa o di quell'altra organizzazione: però, quando l'avrete fatta, vedete di tornarvene a casa senza dimenticare che il nocciolo della questione è l'abrogazione del Concordato.
Dopodiché, ognuno faccia pure i cazzi suoi.
giovedì 5 maggio 2011
domenica 1 maggio 2011
Chiarelettere - "Wojtyla segreto" - di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti - tratto da Xaaraan - il blog di Antonella Beccaria
Qualche giorno fa si segnalava lo speciale di Micromega Karol Wojtyla – Il grande oscurantista, pubblicato in vista delle celebrazioni del 1 maggio per la beatificazione del papa polacco. Anche la casa editrice Chiarelettere ha fatto uscire nel frattempo un libro in argomento. Si tratta di Wojtyla segreto. La prima controinchiesta su Giovanni Paolo II (il cui booktrailer si può vedere sopra), scritto dal giornalista Ferruccio Pinotti e dal vaticanista della Stampa Giacomo Galeazzi:
Il pontefice polacco che la Santa sede sta per proclamare Beato assume una nuova luce attraverso il racconto [di] un viaggio tra Ior, Solidarnosc, scandali finanziari e crisi geopolitiche, da cui emerge un Wojtyla capace di muoversi come un antico monaco-guerriero in battaglia contro l’ateismo di Stato e al contempo come un modernissimo predicatore. Un fondamentale «asset» atlantico durante la guerra fredda. Per oltre trent’anni gli organi di polizia polacchi spiarono ogni movimento e discorso di Karol Wojtyla. Usando anche preti infiltrati per entrare nelle sue stanze. Ora i documenti su questa attività sono finalmente desecretati. Da queste carte inedite compilate dagli uomini del regime di Varsavia incaricati di sorvegliarlo, pedinarlo e controllarlo, emerge una nuova immagine di Giovanni Paolo II. Dal primo giorno di sacerdozio fino all’ascesa al pontificato. Nel piano strategico di Karol Wojtyla, di fronte al rischio dell’Est totalmente scristianizzato occorre mobilitare qualunque risorsa, convogliare tutti i canali di sostegno economico, anche i più imbarazzanti, verso le organizzazioni che oltre cortina si battono per la sopravvivenza dell’identità cattolica. C’è una sfida mortale in atto, Wojtyla lo sa e si dà da fare per vincerla. A ogni costo. L’importante non è da dove arrivano i soldi ma dove sono diretti. Il libro rivela sia tratti inediti del Wojtyla personaggio pubblico e vero uomo politico sia aspetti finora mai scritti e legati alla sua vita privata, prima in Polonia poi in Vaticano.La prefazione, scritta da monsignor Domenico Mogavero (vescovo di Mazara del Vallo e presidente Cei per l’immigrazione, oltre che postulatore per la causa di beatificazione di don Pino Puglisi), può essere letta qui.
sabato 30 aprile 2011
La follia della camorra – di Marcello Ravveduto - tratto da www.strozzatecitutti.it
di Marcello Ravveduto
La follia della camorra
La follia della camorra
Contro il silenzioso permeare della criminalità organizzata in quasi ogni aspetto della vita politica, economica e sociale del nostro paese si mobilita una fetta sempre più grande della società civile, armata oggi di una nuova consapevolezza: quella che la criminalità riesce a sfruttare anche il più piccolo spazio lasciato vuoto e incontrollato per trarre ogni possibile beneficio funzionale alla propria sopravvivenza e al mantenimento del proprio potere.
Un deciso ostacolo all’espandersi di questa macchia può, e deve essere fornito dall’individuazione di quei canali che ne rendono possibile l’avanzata, e tra questi gli innumerevoli spazi di contiguità e di interlocuzione creatisi, nel corso degli anni, tra criminalità e fasce professionali di vario genere
Sono questi i tanti puntini che, uniti, nel loro complesso hanno finito per creare una pericolosa area grigia di connivenza, nella quale oltre che la collaborazione consapevole, molto spesso anche la semplice disattenzione, l’ignoranza o l’inesperienza hanno finito col favorire l’attività delle mafie nel nostro paese.
La malattia mentale, e l’attività di chi ha a che fare professionalmente con questo problema, entra a vario titolo in gioco nella storia della criminalità. Lo racconta Corrado De Rosa* ne “I Medici della camorra” (Castelvecchi editore), ponendo l’attenzione su una particolare branca della medicina, la psichiatria, sfruttata da criminali di ogni genere per i benefici che può procurare a chi richieda una perizia: dallo sconto di pena alla incompatibilità col regime carcerario fino ad arrivare al riconoscimento di vere e proprie forme di invalidità, che addirittura consentono a pericolosi killer ed affiliati di ogni grado, di fruire di trattamenti pensionistici e vitalizi spesso negati, per ostacoli e difficoltà burocratiche, ai cittadini “normali”.
Il libro affronta proprio quella contiguità tra mafie e aree professionali descrivendo, attraverso biografie ed episodi, il metodo e l’utilizzo sistematico delle perizie da parte di affiliati e capi clan per ottenere benefici di giustizia. Esplicita, inoltre, come la malattia mentale venga utilizzata per alimentare la cosiddetta “macchina del fango” che, attraverso la delegittimazione, scredita e svilisce ogni passo compiuto in direzione contraria all’impetuosa marcia della criminalità.
Depressi, anoressici, paranoici sono coloro che vogliono uscire di prigione. Pazzi, visionari, tossicodipendenti e dunque inattendibili quelli che li accusano, i collaboratori di giustizia, e tutti coloro che cercano di combattere la mafia con l’arma della parola.
La malattia mentale, nelle mani della criminalità, diventa allo stesso tempo strumento di difesa e arma offensiva potentissima.
Non stupisce che a spingere uno psichiatra ad affrontare un tema tanto delicato sia, tra gli altri stimoli, proprio la scoperta di una grande contraddizione nell’applicazione pratica dei suoi studi: una branca medica che ha combattuto e combatte da anni lo stigma del malato di mente, quando è coinvolta nel campo delle perizie, dei tribunali, o meglio ancora quando entra in contatto con la criminalità mafiosa, si trova di fronte a un mondo il cui solo interesse è lottare per appropriarsi dell’etichetta di pazzo nel tentativo estremo, spesso vincente, di farla franca, relegando chi soffre realmente di disturbi psichici nel “cimitero” dei senza voce.
venerdì 29 aprile 2011
mercoledì 27 aprile 2011
25 aprile, il Pdl festeggia così - tratto da www.piovonorane.it
di Giulia Innocenzi
Hanno pensato di festeggiare così il 25 aprile i ragazzi di Vicenza della Giovane Italia, il movimento giovanile del Pdl, con tanta sobrietà: bandiera della Repubblica Sociale Italiana (la Repubblica di Salò, per intenderci), e saluto romano. E quello indicato con la freccia è Alessandro Benigno, il coordinatore provinciale della Giovane Italia, che sempre con la stessa sobrietà pochi giorni fa ha proposto di cambiare il nome del museo cittadino (leggi qui), dedicato al "Risorgimento e alla Resistenza", in "Concordia nazionale".
La grande battaglia viene così motivata:
Al di là dei giudizi storiografici, è evidente che il Risorgimento fu un periodo storico che unì gli italiani, mentre quello dal '43 al '45 fu un cruento periodo di divisione.
Dalla sua pagina Facebook invece, si può avere un bel quadro sulle sue passioni: Ricordo del valore: 23 ottobre - 3 novembre 1942 - El Alamein, Ettore Muti, A ricordo del genocidio italiano: 10 FEBBRAIO- Giornata del ricordo, Sergio Ramelli, Silvio Berlusconi, Filippo Tommaso Marinetti, Gabriele D'Annunzio, CasaPound Italia, Marcello de Angelis,militari in missione, Ignazio La Russa...e 44 in più
E così, per unire gli italiani, i giovani del Pdl hanno ben pensato di inneggiare al fascismo proprio nel giorno della Liberazione. La logica assomiglia in tutto e per tutto a quella della polemica sui manifesti milanesi delle BR nelle procure, e cioè al capovolgimento della storia e al suo racconto alla rovescia, in barba a qualunque manuale e all'importanza della condivisione di una storia comune.
Questa foto, però, pubblicata in esclusiva per L'Espresso, racconta anche qualcos'altro: che è pericoloso considerare le esternazioni quotidiane cui ormai ci hanno abituato i nostri politici come semplici boutade. Che dietro un Lassini che si prende la responsabilità dei manifesti contro i magistrati e un ragazzotto che sorridente sfoggia il saluto romano, c'è sempre qualcuno di più importante, che dà l'esempio e che premia comportamenti del genere. E sono proprio quelle esternazioni costanti che legittimano azioni di questo tipo, e che se prese sottogamba possono far crescere movimenti più grossi, che rischiano di diventare incontrollabili. E i più giovani, come in questo caso, rischiano di non avere più a disposizione le verità storiche su cui poi fondare i propri giudizi.
Ecco, sarebbe il caso finalmente di denunciare con forza episodi come questo, senza retorica ma con grande lucidità. Perché questi ragazzi non pensino che la loro scampagnata del 25 aprile sia stata solo una simpatica boutade
Quelli che vedete qui sotto non sono ragazzi di qualche gruppo neofascista, ma esponenti della Giovane Italia, l'organizzazione giovanile del Popolo della Libertà. E quello a sinistra è Alessandro Benigno, coordinatore provinciale di Vicenza
(26 aprile 2011)La grande battaglia viene così motivata:
Al di là dei giudizi storiografici, è evidente che il Risorgimento fu un periodo storico che unì gli italiani, mentre quello dal '43 al '45 fu un cruento periodo di divisione.
Dalla sua pagina Facebook invece, si può avere un bel quadro sulle sue passioni: Ricordo del valore: 23 ottobre - 3 novembre 1942 - El Alamein, Ettore Muti, A ricordo del genocidio italiano: 10 FEBBRAIO- Giornata del ricordo, Sergio Ramelli, Silvio Berlusconi, Filippo Tommaso Marinetti, Gabriele D'Annunzio, CasaPound Italia, Marcello de Angelis,militari in missione, Ignazio La Russa...e 44 in più
E così, per unire gli italiani, i giovani del Pdl hanno ben pensato di inneggiare al fascismo proprio nel giorno della Liberazione. La logica assomiglia in tutto e per tutto a quella della polemica sui manifesti milanesi delle BR nelle procure, e cioè al capovolgimento della storia e al suo racconto alla rovescia, in barba a qualunque manuale e all'importanza della condivisione di una storia comune.
Questa foto, però, pubblicata in esclusiva per L'Espresso, racconta anche qualcos'altro: che è pericoloso considerare le esternazioni quotidiane cui ormai ci hanno abituato i nostri politici come semplici boutade. Che dietro un Lassini che si prende la responsabilità dei manifesti contro i magistrati e un ragazzotto che sorridente sfoggia il saluto romano, c'è sempre qualcuno di più importante, che dà l'esempio e che premia comportamenti del genere. E sono proprio quelle esternazioni costanti che legittimano azioni di questo tipo, e che se prese sottogamba possono far crescere movimenti più grossi, che rischiano di diventare incontrollabili. E i più giovani, come in questo caso, rischiano di non avere più a disposizione le verità storiche su cui poi fondare i propri giudizi.
Ecco, sarebbe il caso finalmente di denunciare con forza episodi come questo, senza retorica ma con grande lucidità. Perché questi ragazzi non pensino che la loro scampagnata del 25 aprile sia stata solo una simpatica boutade
sabato 23 aprile 2011
Rai, per Genchi niente diritto di replica? - tratto da www.ilfattoquotidiano.it - il blog di Beppe Giulietti
Genchi, chi era costui? Bene ha fatto Marco Travaglio a sollevare la questione del silenzio, quasi tombale, che ha circondato la notizia del prosciglimento “perchè il fatto non sussiste” di Gioacchino Genchi, l’uomo che era stato indicato alla pubblica opinione come il nuovo mostro, una sorta di Girolimoni delle intercettazioni, un violentatore della privacy, un mostro che aveva messo sotto controllo 10 milioni di cittadini.
L’incredibile cifra fu sparata, a reti seminunificate, dal solito Berlusconi che pur di proteggere sè stesso non ha mai esitato e mai esiterà a farsi scudo dei connazionali, trasformati in bersagli a sua difesa. In quell’occasione il satrapo di Arcore si presentò in Tv e annunciò che stava per essere rivelato “il più grande scandalo della Repubblica“, che una banda composta da toghe rosse e da spioni infedeli aveva messo in pericolo le sorti della Repubblica. Le sue allarmate parole furono condivise da un coro trasversale che denunciò il pericolo golpista, non quello rappresentato da Berlusconi ovviamente, ma dal signor Genchi che per altro non conocevamo allora e non conosciamo oggi.
Ebbene, il clamoroso complotto è stato liquidato con un’alzata dispalle dai giudici di Roma, quelli che pure erano stati lodati quando avevano aperto il procedimento. Che fine ha fatto il clamoroso complotto? Dissolto, ridotto in polvere, non resterà traccia neppure negli archivi della procura di Roma. Eppure quegli stessi Tg che diedero la notizia con grande rilievo, talvolta in apertura, con tanto di dichiarazioni sdegnate, hanno quasi cancellato il proscioglimento, non hanno ritenuto di fare un titolo, non hanno dato la parola a Genchi, non hanno ridato memoria delle bufale berlusconiane assunte come verità. Qui non si tratta più di garantire la par condicio tra le forze politiche, ma più semplicemente di rispettare i più elementari principi deontologici, di dare le notizie, anche quelle che non piacciono al padrone.
Per queste ragioni, ci permettiamo di chiedere alle associazioni professionali e sindacali dei giornalisti di sollecitare solo e soltanto che una verità calpestata ed una dignità ferita, quella di Genchi, siano ripristinate. E la stessa cosa chiediamo alle autorità di garanzia, alla commissione di vigilanza, al presidente Garimberti: in questa Rai il diritto di replica spetta solo a Berlusconi e alla sua corte, o è ancora previsto anche per gli altri cittadini? In queste settimane a Berlusconi è stato consentito di insultare a videocassette unificate i suoi giudici e la magistratura in generale, si vorrà ora consentire ad un cittadino imputato, dunque nella situazione di Berlusconi, ma che è stato prosciolto di proclamare la sua verità e la sua innocenza? Tanto più che al cittadino Genchi non è venuto neppure in mente di farsi una prescrizione su misura.
L’incredibile cifra fu sparata, a reti seminunificate, dal solito Berlusconi che pur di proteggere sè stesso non ha mai esitato e mai esiterà a farsi scudo dei connazionali, trasformati in bersagli a sua difesa. In quell’occasione il satrapo di Arcore si presentò in Tv e annunciò che stava per essere rivelato “il più grande scandalo della Repubblica“, che una banda composta da toghe rosse e da spioni infedeli aveva messo in pericolo le sorti della Repubblica. Le sue allarmate parole furono condivise da un coro trasversale che denunciò il pericolo golpista, non quello rappresentato da Berlusconi ovviamente, ma dal signor Genchi che per altro non conocevamo allora e non conosciamo oggi.
Ebbene, il clamoroso complotto è stato liquidato con un’alzata dispalle dai giudici di Roma, quelli che pure erano stati lodati quando avevano aperto il procedimento. Che fine ha fatto il clamoroso complotto? Dissolto, ridotto in polvere, non resterà traccia neppure negli archivi della procura di Roma. Eppure quegli stessi Tg che diedero la notizia con grande rilievo, talvolta in apertura, con tanto di dichiarazioni sdegnate, hanno quasi cancellato il proscioglimento, non hanno ritenuto di fare un titolo, non hanno dato la parola a Genchi, non hanno ridato memoria delle bufale berlusconiane assunte come verità. Qui non si tratta più di garantire la par condicio tra le forze politiche, ma più semplicemente di rispettare i più elementari principi deontologici, di dare le notizie, anche quelle che non piacciono al padrone.
Per queste ragioni, ci permettiamo di chiedere alle associazioni professionali e sindacali dei giornalisti di sollecitare solo e soltanto che una verità calpestata ed una dignità ferita, quella di Genchi, siano ripristinate. E la stessa cosa chiediamo alle autorità di garanzia, alla commissione di vigilanza, al presidente Garimberti: in questa Rai il diritto di replica spetta solo a Berlusconi e alla sua corte, o è ancora previsto anche per gli altri cittadini? In queste settimane a Berlusconi è stato consentito di insultare a videocassette unificate i suoi giudici e la magistratura in generale, si vorrà ora consentire ad un cittadino imputato, dunque nella situazione di Berlusconi, ma che è stato prosciolto di proclamare la sua verità e la sua innocenza? Tanto più che al cittadino Genchi non è venuto neppure in mente di farsi una prescrizione su misura.
Tratto da www.manteblog.it
22
apr
La Santa Pasqua vede l’Italia impegnata nell’assistenza alle migliaia di persone in fuga dai Paesi del nord Africa. In ossequio al rispetto della dignità e del valore della persona umana sancito – come ha affermato il Santo Padre – dai Popoli della terra nella Carta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, si sta adoperando al meglio per rispondere con generosità a tanta sofferenza.
(dal messaggio di auguri pasquali del Governo a papa Benedetto XVI)
Non siamo soli
Riporto un commento ad un mio articolo (Vengo dopo il Pd) sul Partito Democratico e sulle responsabilità di questa opposizione alla attuale condizione di dissesto del Paese che ho pubblicato sul blog qualche giorno fa e che è stato ripreso da www.agoravox.it .
Ne approfitto anche per ringraziare Paolo, l'autore del commento, per le belle parole e per la lucidità della sua analisi.
Caro Francesco , condivido in toto il tuo articolo . Aggiungo che le responsabilità politiche della dirigenza del PD sono tali che neppure le prove tecniche di fascismo che ci sta regalando il nostro premier "barzellettiere" , mi indurranno a rivotarlo . Questo paese non è anormale solo perchè esiste Berlusconi , ma anche perchè una dirigenza di "opposizione " ,collusa e fallimentare ,è tutta ancora li’ abbrancata alla sedia come la colla americana .
Quando sento parlare i Veltroni ,D’Alema ,Fassino ,Finocchiaro ,La Torre e compagnia bella , mi viene il voltastomaco a pensare come questi " mandarini " hanno consegnato il paese , senza colpo ferire , nelle mani di questo pazzo megalomane affetto da erotomania tardiva .Bersani è l’ultimo estratto da quel carniere e vederlo incitare ad "arrotolarsi le maniche " mi procura un forte prurito alle mani . Questi sciagurati , invece di coagulare un patrimonio di consensi rappresentato da tutti coloro che hanno una visione laica e progressista ,non compulsivamente dollarocratica , diciamo pure di sinistra , hanno cercato le strade traverse di un consenso moderato tipico della Democrazia Cristiana di antica memoria . Sono pure arrivati a nefandezze del tipo Mastella ministro di Grazia e Giustizia . L’imbarcata dei Prodiani ha sfaldato quel minimo di anima di sinistra che dopo la separazione (opportuna) dai marxisti leninisti alla Bertinotti ,Diliberto ,Turigliatto ecc , era rimasta nel partito ,trasformandolo in una entità ibrida , senza capo ne coda al punto che se anche Berlusconi scomparisse (per grazia ricevuta) nessuno sarebbe in grado di tracciare una linea chiara da seguire .Mi sto dilungando ,ancora complimenti per l’articolo ,ogni tanto capita di leggere cose sensate.
ciao
Vengo dopo il Pd
A chi non sia totalmente accecato da una incrollabile fede politica filo governativa appare evidente che la figura di Berlusconi rappresenti una gigantesca anomalia istituzionale nella sua posizione (unica rispetto qualsiasi Paese civilmente avanzato) di proprietario pubblico e privato dell'Italia.
Sviscerare ulteriormente i capitoli della sua vita (pubblica e privata) che indurrebbero (quasi) chiunque a reputarlo impresentabile nella assunzione di un ruolo istituzionale sarebbe noioso.
Di lui (con le presumibili difficoltà) si sa ciò che si deve sapere.
Il potere giudiziario fatica da decenni a realizzare il proprio percorso di indagine e ricerca della verità sulle questioni giudiziarie di Silvio Berlusconi perché il potere economico di quest'ultimo è semplcemente gigantesco, quindi capace di comprare tutto e tutti.
Ne è un esempio la vicenda del Lodo Mondadori nell'ambito della quale fu accertata la corruzione del giudice Metta per avere una sentenza che stabilisse l'invalidità del precedente Lodo e legittimasse l'acquisto del più grande gruppo editoriale italiano da parte del Biscione che ad oggi, dopo 20 anni di guerra legale, è sempre del gruppo di Segrate.
Tornando alla poltica, molti segnali ci dicono che siamo agli ultimi spasmi di questo medioevo della democrazia.
Probabilmente quando ci lasceremo alle spalle questo periodo constateremo con amarezza che l'impero "birbonico" (definizione di lutazziana memoria) non finisce perché ci sia stato qualcuno in grado di combatterlo, sconfiggerlo e sostituirlo. L'impero birbonico finisce per autodistruzione.
L'epopea berlusconiana piano piano si è esaurita autonomamente, cannibalizzando se stessa di quelle esigue componenti centriste che almeno inizialmente frenavano, ogni tanto, le frenesie iperliberiste (e iper personali) del Capo.
L'era di Re Silvio da Arcore era cominciata nel '94 con un partito marketing come Forza Italia inventata da Marcelo Dell'Utri e che faceva da collante di coalizione tra una componente moderata (Casini e Buttiglione) ed una di destra (abbastanza estrema) formata da ex fascisti (la svolta AN del Movimento Sociale al congresso di Fiuggi si ebbe proprio in quell'anno) e leghisti celoduristi di Bossi.
Nel tempo la lenta ma inesorabile repulisti.
Prima fuori Casini e l'insopportabile segretario Udc Follini (oggi nel Pd). Poi subito dopo la nascita del Pdl sul predellino è stato fatto fuori anche Fini. Oggi il Governo è retto sull'asse Pdl - Lega con l'aggiunta del Movimento di Responsabilità Nazionale, curioso partito creatosi spontaneamente e senza nulla a pretendere per senso di responsabilità quando il forfait di Fini e Futuro e Libertà sembrava aver scavato la fossa all'esecutivo.
Attaccati alla responsabilità dei Responsabili, tutti gli osservatori politici parlano di ultimi colpi di coda di Berlusconi. Ma proprio qui il paradosso della questione. Il Governo finisce perché muore da solo. Perché se fosse dipeso da un'azione costante della attuale opposizione ci sarebbe davvero poco da dire, il silenzio da quelle parti induce spesso a chiedersi cosa si dica fuori dal giro del centrdestra.
Se in una ventilata e imminente prospettiva elettorale non potrebbe darsi che per certa la ricandidatura (quanto meno inizialmente proposta) del Cavaliere (ma occhio al Tremonti molto amato dalla Lega) cosa si prospetta dall'altra parte della barricata ? Quale l'alternativa ? Chi dovrebbe rappresentarla? Mistero.
Di questi giorni la (ennesima) mezza dichiarazione di una possibile scesa in campo di Montezemolo.
Delle primarie e di Vendola non si parla più.
Per il resto tutto tace. Eppure dal Pd si dicono pronti al voto. Già. Il Pd. Il più grande partito della opposizione. Un punto interrogativo che parte dalla sua fondazione e si trascina sino ai giorni nostri. Un partito che nei momenti decisivi (si pensi al voto parlamentare contro lo scudo fiscale) sparisce dilaniato dalle correnti interne.
Sbeffeggiato dalla satira come partito eternamente perdente.
Un partito che i file di Wikileaks hanno targato come debole ed ininfluente. Che fa della propria politica di opposizione equilibrata e pacata a oltranza (sopratutto nei momenti in cui si richiederebbe polso e passione) una bandiera invece che un punto debole. Un'opposizione così costantemente blanda da fare ben capire come non si tratta di una eventualità legata alla temporanea guida di un segretario timoroso e prudentissimo. Un Bersani vale quanto un Veltroni o un Franceschini. Ma sarebbe un errore pensare alla sfortuna o al destino avverso.
Il Pd vuole proprio essere questo. Perché ha capito (da anni) che è legato alle sorti di una dirigenza che esiste perchè esiste Berlusconi. Che con Berlusconi ha inciuciato paurosamente, dalla Bicamerale al discorso di Violante in cui l'allora capogruppo DS nella foga oratoria del suo intervento alla Camera ammetteva placidamente l'esistenza di un accordo mirato al fine di non toccare conflitto di interessi e televisioni. Sino alle più recenti avance alla Lega per portare a casa il federalismo. Viviamo così tranquilli e guardiamo al futuro nel segno dell'insegnamento dell'italico "Gattopardo": cambiare tutto per non cambiare nulla.
Così avremo la consolante certezza che il rantolio politico di Berlusconi vivrà ancora e si prolungherà sino al suo ultimissimo sospiro utile grazie alle amorevoli cure di questo grande Partito Democratico
Sviscerare ulteriormente i capitoli della sua vita (pubblica e privata) che indurrebbero (quasi) chiunque a reputarlo impresentabile nella assunzione di un ruolo istituzionale sarebbe noioso.
Di lui (con le presumibili difficoltà) si sa ciò che si deve sapere.
Il potere giudiziario fatica da decenni a realizzare il proprio percorso di indagine e ricerca della verità sulle questioni giudiziarie di Silvio Berlusconi perché il potere economico di quest'ultimo è semplcemente gigantesco, quindi capace di comprare tutto e tutti.
Ne è un esempio la vicenda del Lodo Mondadori nell'ambito della quale fu accertata la corruzione del giudice Metta per avere una sentenza che stabilisse l'invalidità del precedente Lodo e legittimasse l'acquisto del più grande gruppo editoriale italiano da parte del Biscione che ad oggi, dopo 20 anni di guerra legale, è sempre del gruppo di Segrate.
Tornando alla poltica, molti segnali ci dicono che siamo agli ultimi spasmi di questo medioevo della democrazia.
Probabilmente quando ci lasceremo alle spalle questo periodo constateremo con amarezza che l'impero "birbonico" (definizione di lutazziana memoria) non finisce perché ci sia stato qualcuno in grado di combatterlo, sconfiggerlo e sostituirlo. L'impero birbonico finisce per autodistruzione.
L'epopea berlusconiana piano piano si è esaurita autonomamente, cannibalizzando se stessa di quelle esigue componenti centriste che almeno inizialmente frenavano, ogni tanto, le frenesie iperliberiste (e iper personali) del Capo.
L'era di Re Silvio da Arcore era cominciata nel '94 con un partito marketing come Forza Italia inventata da Marcelo Dell'Utri e che faceva da collante di coalizione tra una componente moderata (Casini e Buttiglione) ed una di destra (abbastanza estrema) formata da ex fascisti (la svolta AN del Movimento Sociale al congresso di Fiuggi si ebbe proprio in quell'anno) e leghisti celoduristi di Bossi.
Nel tempo la lenta ma inesorabile repulisti.
Prima fuori Casini e l'insopportabile segretario Udc Follini (oggi nel Pd). Poi subito dopo la nascita del Pdl sul predellino è stato fatto fuori anche Fini. Oggi il Governo è retto sull'asse Pdl - Lega con l'aggiunta del Movimento di Responsabilità Nazionale, curioso partito creatosi spontaneamente e senza nulla a pretendere per senso di responsabilità quando il forfait di Fini e Futuro e Libertà sembrava aver scavato la fossa all'esecutivo.
Attaccati alla responsabilità dei Responsabili, tutti gli osservatori politici parlano di ultimi colpi di coda di Berlusconi. Ma proprio qui il paradosso della questione. Il Governo finisce perché muore da solo. Perché se fosse dipeso da un'azione costante della attuale opposizione ci sarebbe davvero poco da dire, il silenzio da quelle parti induce spesso a chiedersi cosa si dica fuori dal giro del centrdestra.
Se in una ventilata e imminente prospettiva elettorale non potrebbe darsi che per certa la ricandidatura (quanto meno inizialmente proposta) del Cavaliere (ma occhio al Tremonti molto amato dalla Lega) cosa si prospetta dall'altra parte della barricata ? Quale l'alternativa ? Chi dovrebbe rappresentarla? Mistero.
Di questi giorni la (ennesima) mezza dichiarazione di una possibile scesa in campo di Montezemolo.
Delle primarie e di Vendola non si parla più.
Per il resto tutto tace. Eppure dal Pd si dicono pronti al voto. Già. Il Pd. Il più grande partito della opposizione. Un punto interrogativo che parte dalla sua fondazione e si trascina sino ai giorni nostri. Un partito che nei momenti decisivi (si pensi al voto parlamentare contro lo scudo fiscale) sparisce dilaniato dalle correnti interne.
Sbeffeggiato dalla satira come partito eternamente perdente.
Un partito che i file di Wikileaks hanno targato come debole ed ininfluente. Che fa della propria politica di opposizione equilibrata e pacata a oltranza (sopratutto nei momenti in cui si richiederebbe polso e passione) una bandiera invece che un punto debole. Un'opposizione così costantemente blanda da fare ben capire come non si tratta di una eventualità legata alla temporanea guida di un segretario timoroso e prudentissimo. Un Bersani vale quanto un Veltroni o un Franceschini. Ma sarebbe un errore pensare alla sfortuna o al destino avverso.
Il Pd vuole proprio essere questo. Perché ha capito (da anni) che è legato alle sorti di una dirigenza che esiste perchè esiste Berlusconi. Che con Berlusconi ha inciuciato paurosamente, dalla Bicamerale al discorso di Violante in cui l'allora capogruppo DS nella foga oratoria del suo intervento alla Camera ammetteva placidamente l'esistenza di un accordo mirato al fine di non toccare conflitto di interessi e televisioni. Sino alle più recenti avance alla Lega per portare a casa il federalismo. Viviamo così tranquilli e guardiamo al futuro nel segno dell'insegnamento dell'italico "Gattopardo": cambiare tutto per non cambiare nulla.
Così avremo la consolante certezza che il rantolio politico di Berlusconi vivrà ancora e si prolungherà sino al suo ultimissimo sospiro utile grazie alle amorevoli cure di questo grande Partito Democratico
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