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giovedì 8 dicembre 2011

Un voto, una pensione - Antonio Razzi (Responsabili) e la compravendita dei parlamentari - [Gli Intoccabili, 07/12/'11]

Il metro della ipocrisia

Giovedi scorso l'ex ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta (Pdl) a Servizio Pubblico da Michele Santoro ha illuminato la platea (ed un esterefatto Sergio Cofferati) di consigli di buon senso sul mercato del lavoro.
Denis Verdini (Pdl) ha dichiarato che, dipendesse da lui, metterebbe l'Ici sui beni immobili della Chiesa.
Martedì scorso a Ballarò anche l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni (Lega) e quello della Pubblica Istruzione Maristella Gelmini (Pdl)  si sono fatti paladini della stessa mancanza e dei tagli alle pensioni della manovra Monti.
Viceversa.
Antonio Di Pietro (Idv) ha contestato il tenore di una manovra improntata sulla esigenza di fare cassa ma, oggettivamente, iniqua, minacciando di non votarla e Pierluigi Bersani (segretario del Pd entrato in maggioranza) invece di dare garanzie su qualche correttivo a tutela delle fasce più deboli gli ha ringhiato contro dandogli preavviso di rottura dell'alleanza di centrosinistra.
Il recente cambio della guardia a Palazzo Chigi ha rimischiato i ruoli a cui eravamo abituati da spettatori del "teatrino della politica".
Chi ieri rivestiva ruoli di governo oggi parla come se fosse all'opposizione da trent'anni.
Chi oggi si ritrova dall'opposizione al governo si adegua immediatamente al ruolo di potere tradendo gli interessi di quell'elettorato che ha contribuito a garantirgli lo scranno parlamentare.
Niente di che. In fondo ci siamo abituati.
Ma fa sempre impressione vedere su un politico gli effetti paradossali di un processo di avvicinamento o di allontamento dal potere.
Se ne potrebbe trarre una vera e propria legge fisica.
Un politico immerso nel potere riceve una spinta dall'interno verso l'esterno uguale per forza ed intensità al peso del volume della coerenza spostata.
Resterebbe da decidere solo l'unità di misura da applicare.
Personalmente proporrei l'ipocrisia.    

venerdì 2 dicembre 2011

TraMonti



Ce l'abbiamo fatta. Berlusconi se n'è andato spazzato via da una crisi finanziaria mondiale ingestibile per una maggioranza troppo fragile per sopravvievre nelle mani di uno Scilipoti qualunque.  Dopo 24 ore di legittimi festeggiamenti per la chiusutra di una delle pagine più imbarazzanti della storia repubblicana ci siamo ritrovati a domandarci cosa fare. In realtà una domanda retorica. Napolitano dal Quirinale aveva già in mente il nome di Mario Monti come reggente di una fase finanziaria delicatissima per le sorti italiane ed europee. Ammaestrati ed edotti in pochissimo tempo sul significato della parola SPREAD ( ricorda gli anni della epopea nautica di Luna Rossa in coppa America quando improvvisamente gli Italiani impararono il liguaggio nautico ed al bar ci si lanciava in commenti da NAVIGATI addetti ai lavori come  STRAMBARE o ANDARE DI BOLINA ) abbiamo capito, in sintesi, che questa volta eravamo davvero nei guai e non c'era più tempo per dilazioni o rinvii di alcun genere. In fretta e furia una maggioranza ultrabipartizan ( cioè tutti dentro tranne la Lega) e via con un Governo tecnico super professionale. L'Europa ci chiede provvedimenti e riforme. Non ce le implora. Ce le comanda. Perchè siamo a due passi dal baratro e se falliamo noi, fallisce l'Europa, fallisce l'Euro. Riforme. Ne sento parlare da quando ero all'asilo. Mai fatte veramente. Solite discussioni. Solite polemiche. Monti nel discorso al Parlamento parla di rigore, sviluppo ed EQUITA'. Benissimo. Vedimao ora i fatti. Lunedì prossimo presenterà il suo pacchetto di misure natalizio - governativo. Ancora nulla di ufficiale. Ma i primi segnali ci sono. Metteranno mano alle pensioni. Sindacati sul piede di guerra. Benissimo. Sacrifici per tutti. I pensionati sono abituè della cosa. Ci sarà dell'altro. Torna l'ICI. Ok. Martoriati i soliti noti ma ci sarà dell'altro, no ? Rigore sviluppo ed EQUITA'. Dicono che tagliano i vitalizi ai parlamentari ( che andranno in pensione a 60 anni pensate che rivoluzione)  e che daranno il salario minimo garantito ai disoccupati. Benissimo. Liberalizzazioni delle professioni. Bene così. Eppure qualcosa non torna. La questione è che  servono i soldi e si parla di provvedimenti miratissimi. Però non si parla di ambiti di genere. Esempio. Si parla di ICI sulla prima casa. Ma più in generale di abolizione dei regimi fiscali privilegiati sugli immobili della Chiesa ? Oppure della patrimoniale sui grandi redditi ? Oppure perchè non ho ancora sentito parlare di lotta alla evasione fiscale sopratutto sui grandi patrimoni ( il popolo dello scudo fiscale e dei condoni) ? Perchè ancora una volta anche di fronte allo spettro del default di Stato ( l'Italia sta fallendo e con lei rischia l'Unione Europea, per chi ancora non lo avesse ancora intuito) sento sempre i soliti nomi tra le vittime sacrificali dell'ennesimo irrinunciabile salasso ? Questo Governo è retto fondamentalmente dal Pdl ( nella storia dei suoi esponenti assoluto garante degli interessi patrimoniali della Chiesa, promotore dell'ultimo scudo - condono fiscale e che non vuole sentire parlare di patrimoniali) e dal Pd  di Bersani che l'altro giorno ha belato qualcosa del tipo " scusate il disturbo ci saremmo anche noi". Però: rigore, sviluppo ed EQUITA'. Sarà. Sono un malpensante e quindi ho brutti sospetti per natura. Perdonatemi. Lunedì sarò sicuramente smentito. O almeno spero.    

domenica 11 settembre 2011

Lettera d'amore
tratto da www.singolarecollettivo.blogspot.com di Sabina de Rosis
 
Addormentarmi con te è stato così facile ieri.

Davvero, non lo immaginavo...

Non l'ho immaginato nemmeno quando mi hanno tessuto le tue lodi, descrivendo il modo silenzioso e rassicurante col quale sai far compagnia.

Soprattutto Marco e Marco. Quanto spesso si saranno ritrovati ad addormentarsi abbracciati con te? Ed io che li prendevo in giro... a volte mi permettevo anche di fare del facile e gretto moralismo. È capitato perfino che mi scandalizzassi!

Lei non vi renderà felice.Vi farà del male. Ma non vi accorgete di come vi state riducendo?!”

E non avevo tutti i torti, tu lo sai. Certo che lo sai! Tu non dai felicità, mia cara, non è questo ciò che sai fare. Tu forse togli tristezza e riempi solitudini, forse. Ma dura poco.

La tua è una terapia blanda e illusoria. Un placebo. Ma quant'è dolce la tua illusione...

Soprattutto quando vieni a far compagnia la notte nelle stanze vuote e vissute come la mia.

Dura finché dura. Al mattino, puntualmente, ci si sveglia e tu non ci sei. Al posto tuo il vuoto che si pensava di aver colmato e una grossa confusione in testa. E nelle fauci, anziché il tuo sapore, resta solo qualcosa di aspro, come una mancanza. Una nuova mancanza. É voglia di te.

Sì, voglia di un'altra notte con te.

Cazzo, sono le undici del mattino, sono sveglia da poco meno di quattro ore e sto già immaginando, anzi pregustando il nostro prossimo incontro. Non sono cotta, non spaventarti.

Tu seduta ai piedi del letto, mentre io, ancora spossata, mi ci sto riposando, sdraiata e in pace col mondo. Ogni tanto allungo il braccio. Mi basta anche solo il semplice contatto fisico per sentirmi meglio. Accarezzarti il collo nudo e sentire i brividi del contatto tra la mia pelle calda e la tua, fredda e ancora imperlata di gocce, mentre dentro ancora fremi. Mi basta toccarti un po' di più e lo sento... fremi.

E allora mi piace sporgermi verso di te, prenderti e appoggiare le mie labbra sulle tue. E riempirmi di te la bocca e i pensieri, cancellando il resto.

Anche se è solo un attimo.

Certo, perché l'attimo seguente la mia voce ti parla ancora di lui, del suo affetto fraterno, della nostra relazione “di base” e del nostro amore, che ora per lui è solo qualcosa di collaterale, aggiuntivo, marginale.

“Tanto siamo stati qualsiasi cosa noi...”

diceva e le mie parole fanno eco dentro di te, che in rispettoso silenzio mi ascolti. Anzi, fai di più. Ti svuoti di te e ti riempi di me, delle mie ansie, delle mie sofferenze, delle mie seghe mentali.

È per questo che prima di gettarti ti richiudo. Perché i miei mali restino tutti dentro te, come fossi un vaso di Pandora.

Invece sei solo la mia quinta birra.

Spread & spritz

Quali segni lascerà questa (ennesima) crisi economica sulla nostra quotidianità?
E' una di quelle domande che qualcuno potrebbe porsi in un momento di totale noia. Uno di quei momenti che può nascere inaspettato perche all'ultimo è saltata la giornata al mare piuttosto che l'uscita con la ragazza o gli amici. Insomma uno di quesgli istanti inattesi in cui ci si ritrova soli con sè stessi e ascoltando una notizia per la prima volta dall'undici settembre di 10 anni fa ci si spreca in una riflessione.
In questi giorni di turbolenze finanziarie va in scena, forse in pochi se ne accorgono, una buffa gag domestica giocata sulla sostanziale insofferenza con cui il cittadino qualunque reagisce alle altisonanti preoccupate e (più che fondatamente) catastrofiche dichiarazioni di default, di fallimentari indici mibtel di bond tedeschi (forse ottimi con crauti, birra e salcicce?) e di spread, quest'ultimo il più delle volte confuso con lo spritz di metà pomeriggio.
"Bruciati X miliardi in Borsa" dice allarmatissimo il giornalista finanziario in televisione, mentre il cittadino qualunque già cambia canale in cerca di un Grande Fratello o almeno di una Paperissima Sprint. Non ce pò fregà de meno insomma.
Qualche sussulto preoccupato lo si leva solo quando in televisione o su un giornale (utilissimo il trafiletto divagatore sulla Gazzetta dello Sport) parlando un attimo più terra terra ci allertano dell'(ennesimo) aumento delle tasse programmato nella manovra finanziaria.
Una manovra cambiata più spesso dell'allenatore del Palermo ma che conserva il suo leit motiv nella certezza che si aumenteranno le tasse.
In quel momento qualcosa in noi si muove.
Capiamo che il cetriolo globale di tremonti-guzzantiana memoria ci colpirà ancora.
Capiamo tutto e finalmente ci incazziamo.
Un pugno sulla tavola imbandita.
Un telecomando lanciato (non troppo violentemente) sul divano.
Un vaffa a Silvio.
Ecco. La nostra rivoluzione è fatta.
Appena in tempo per il posticipo della domenica sera.