Visualizzazioni totali

domenica 11 settembre 2011

Lettera d'amore
tratto da www.singolarecollettivo.blogspot.com di Sabina de Rosis
 
Addormentarmi con te è stato così facile ieri.

Davvero, non lo immaginavo...

Non l'ho immaginato nemmeno quando mi hanno tessuto le tue lodi, descrivendo il modo silenzioso e rassicurante col quale sai far compagnia.

Soprattutto Marco e Marco. Quanto spesso si saranno ritrovati ad addormentarsi abbracciati con te? Ed io che li prendevo in giro... a volte mi permettevo anche di fare del facile e gretto moralismo. È capitato perfino che mi scandalizzassi!

Lei non vi renderà felice.Vi farà del male. Ma non vi accorgete di come vi state riducendo?!”

E non avevo tutti i torti, tu lo sai. Certo che lo sai! Tu non dai felicità, mia cara, non è questo ciò che sai fare. Tu forse togli tristezza e riempi solitudini, forse. Ma dura poco.

La tua è una terapia blanda e illusoria. Un placebo. Ma quant'è dolce la tua illusione...

Soprattutto quando vieni a far compagnia la notte nelle stanze vuote e vissute come la mia.

Dura finché dura. Al mattino, puntualmente, ci si sveglia e tu non ci sei. Al posto tuo il vuoto che si pensava di aver colmato e una grossa confusione in testa. E nelle fauci, anziché il tuo sapore, resta solo qualcosa di aspro, come una mancanza. Una nuova mancanza. É voglia di te.

Sì, voglia di un'altra notte con te.

Cazzo, sono le undici del mattino, sono sveglia da poco meno di quattro ore e sto già immaginando, anzi pregustando il nostro prossimo incontro. Non sono cotta, non spaventarti.

Tu seduta ai piedi del letto, mentre io, ancora spossata, mi ci sto riposando, sdraiata e in pace col mondo. Ogni tanto allungo il braccio. Mi basta anche solo il semplice contatto fisico per sentirmi meglio. Accarezzarti il collo nudo e sentire i brividi del contatto tra la mia pelle calda e la tua, fredda e ancora imperlata di gocce, mentre dentro ancora fremi. Mi basta toccarti un po' di più e lo sento... fremi.

E allora mi piace sporgermi verso di te, prenderti e appoggiare le mie labbra sulle tue. E riempirmi di te la bocca e i pensieri, cancellando il resto.

Anche se è solo un attimo.

Certo, perché l'attimo seguente la mia voce ti parla ancora di lui, del suo affetto fraterno, della nostra relazione “di base” e del nostro amore, che ora per lui è solo qualcosa di collaterale, aggiuntivo, marginale.

“Tanto siamo stati qualsiasi cosa noi...”

diceva e le mie parole fanno eco dentro di te, che in rispettoso silenzio mi ascolti. Anzi, fai di più. Ti svuoti di te e ti riempi di me, delle mie ansie, delle mie sofferenze, delle mie seghe mentali.

È per questo che prima di gettarti ti richiudo. Perché i miei mali restino tutti dentro te, come fossi un vaso di Pandora.

Invece sei solo la mia quinta birra.

Spread & spritz

Quali segni lascerà questa (ennesima) crisi economica sulla nostra quotidianità?
E' una di quelle domande che qualcuno potrebbe porsi in un momento di totale noia. Uno di quei momenti che può nascere inaspettato perche all'ultimo è saltata la giornata al mare piuttosto che l'uscita con la ragazza o gli amici. Insomma uno di quesgli istanti inattesi in cui ci si ritrova soli con sè stessi e ascoltando una notizia per la prima volta dall'undici settembre di 10 anni fa ci si spreca in una riflessione.
In questi giorni di turbolenze finanziarie va in scena, forse in pochi se ne accorgono, una buffa gag domestica giocata sulla sostanziale insofferenza con cui il cittadino qualunque reagisce alle altisonanti preoccupate e (più che fondatamente) catastrofiche dichiarazioni di default, di fallimentari indici mibtel di bond tedeschi (forse ottimi con crauti, birra e salcicce?) e di spread, quest'ultimo il più delle volte confuso con lo spritz di metà pomeriggio.
"Bruciati X miliardi in Borsa" dice allarmatissimo il giornalista finanziario in televisione, mentre il cittadino qualunque già cambia canale in cerca di un Grande Fratello o almeno di una Paperissima Sprint. Non ce pò fregà de meno insomma.
Qualche sussulto preoccupato lo si leva solo quando in televisione o su un giornale (utilissimo il trafiletto divagatore sulla Gazzetta dello Sport) parlando un attimo più terra terra ci allertano dell'(ennesimo) aumento delle tasse programmato nella manovra finanziaria.
Una manovra cambiata più spesso dell'allenatore del Palermo ma che conserva il suo leit motiv nella certezza che si aumenteranno le tasse.
In quel momento qualcosa in noi si muove.
Capiamo che il cetriolo globale di tremonti-guzzantiana memoria ci colpirà ancora.
Capiamo tutto e finalmente ci incazziamo.
Un pugno sulla tavola imbandita.
Un telecomando lanciato (non troppo violentemente) sul divano.
Un vaffa a Silvio.
Ecco. La nostra rivoluzione è fatta.
Appena in tempo per il posticipo della domenica sera.  


martedì 12 luglio 2011

Lottare sempre, mollare mai: sciopero Teleperformance Taranto del 29 giugno 2011

Lo scorso 30 giugno 2'11 le RSU di Taranto e Roma hanno raggiunto, dopo una estenuante trattativa, un accordo con la dirigenza del call center Teleperformance, per il ritiro dei 1460 licenziamenti annunciati e l'applicazione della cassa integrazione in deroga sino al 31 dicembre 2011. Un risultato importante che da una boccata d'ossigeno a molte famiglie ma che non deve dare l'illusione della definitiva risoluzione di un problema che dovrà essere affrontato ancora a lungo.
Intanto godiamoci la gioia ed il sollievo di una battaglia vinta.
Ma la guerra sarà ancora lunga.

venerdì 6 maggio 2011

Il problema non è la veglia, ma il Concordato - da www.metilparaben.it

C'è poco da fare: la Chiesa Cattolica non ammette l'omosessualità.
Ragion per cui, il fatto che la curia di Palermo abbia vietato di celebrare una veglia di preghiera per le vittime dell'omofobia non mi sorprende neanche un po'.
Anzi, vi dirò di più: se la Chiesa fosse quello che dovrebbe essere, ovvero un'aggregazione privata -e quindi autofinanziata- di persone che vogliono seguire tra loro determinate liturgie, la reputerei liberissima di escludere dai loro ranghi non solo i gay, ma anche quelli coi baffi a manubrio, i fumatori di pipa, i ballerini di liscio e i guidatori di utilitarie.
Il problema vero non è che la curia si rifiuti di pregare per gli omosessuali, ma il fatto che essa, in quanto espressione della Chiesa Cattolica, sia titolare di un'indiscutibile rilevanza pubblica -con annessi cospicui finanziamenti di vario genere- che le piove addosso dritta dritta dal Concordato.
Il punto, dunque, mi pare questo: lasciamo pure che le associazioni private escludano chi vogliono loro, ma facciamo in modo che esse rimangano esclusivamente, per l'appunto, private.
Fatela lo stesso, la veglia per le vittime dell'omofobia, anche perché nessuno ha il monopolio della religione, e non credo che qualcuno possa essere definito meno credente solo perché pratica la propria fede al di fuori di questa o di quell'altra organizzazione: però, quando l'avrete fatta, vedete di tornarvene a casa senza dimenticare che il nocciolo della questione è l'abrogazione del Concordato.
Dopodiché, ognuno faccia pure i cazzi suoi.

domenica 1 maggio 2011

Chiarelettere - "Wojtyla segreto" - di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti - tratto da Xaaraan - il blog di Antonella Beccaria



Qualche giorno fa si segnalava lo speciale di Micromega Karol Wojtyla – Il grande oscurantista, pubblicato in vista delle celebrazioni del 1 maggio per la beatificazione del papa polacco. Anche la casa editrice Chiarelettere ha fatto uscire nel frattempo un libro in argomento. Si tratta di Wojtyla segreto. La prima controinchiesta su Giovanni Paolo II (il cui booktrailer si può vedere sopra), scritto dal giornalista Ferruccio Pinotti e dal vaticanista della Stampa Giacomo Galeazzi:
Il pontefice polacco che la Santa sede sta per proclamare Beato assume una nuova luce attraverso il racconto [di] un viaggio tra Ior, Solidarnosc, scandali finanziari e crisi geopolitiche, da cui emerge un Wojtyla capace di muoversi come un antico monaco-guerriero in battaglia contro l’ateismo di Stato e al contempo come un modernissimo predicatore. Un fondamentale «asset» atlantico durante la guerra fredda. Per oltre trent’anni gli organi di polizia polacchi spiarono ogni movimento e discorso di Karol Wojtyla. Usando anche preti infiltrati per entrare nelle sue stanze. Ora i documenti su questa attività sono finalmente desecretati. Da queste carte inedite compilate dagli uomini del regime di Varsavia incaricati di sorvegliarlo, pedinarlo e controllarlo, emerge una nuova immagine di Giovanni Paolo II. Dal primo giorno di sacerdozio fino all’ascesa al pontificato. Nel piano strategico di Karol Wojtyla, di fronte al rischio dell’Est totalmente scristianizzato occorre mobilitare qualunque risorsa, convogliare tutti i canali di sostegno economico, anche i più imbarazzanti, verso le organizzazioni che oltre cortina si battono per la sopravvivenza dell’identità cattolica. C’è una sfida mortale in atto, Wojtyla lo sa e si dà da fare per vincerla. A ogni costo. L’importante non è da dove arrivano i soldi ma dove sono diretti. Il libro rivela sia tratti inediti del Wojtyla personaggio pubblico e vero uomo politico sia aspetti finora mai scritti e legati alla sua vita privata, prima in Polonia poi in Vaticano.
La prefazione, scritta da monsignor Domenico Mogavero (vescovo di Mazara del Vallo e presidente Cei per l’immigrazione, oltre che postulatore per la causa di beatificazione di don Pino Puglisi), può essere letta qui.

sabato 30 aprile 2011

La follia della camorra – di Marcello Ravveduto - tratto da www.strozzatecitutti.it

Recensione libro: “I Medici della camorra” di Corrado De Rosa.
di Marcello Ravveduto
La follia della camorra
Contro il silenzioso permeare della criminalità organizzata in quasi ogni aspetto della vita politica, economica e sociale del nostro paese si mobilita una fetta sempre più grande della società civile, armata oggi di una nuova consapevolezza: quella che la criminalità riesce a sfruttare anche il più piccolo spazio lasciato vuoto e incontrollato per trarre ogni possibile beneficio funzionale alla propria sopravvivenza e al mantenimento del proprio potere.
Un deciso ostacolo all’espandersi di questa macchia può, e deve essere fornito dall’individuazione di quei canali che ne rendono possibile l’avanzata, e tra questi gli innumerevoli spazi di contiguità e di interlocuzione creatisi, nel corso degli anni, tra criminalità e fasce professionali di vario genere
Sono questi i tanti puntini che, uniti, nel loro complesso hanno finito per creare una pericolosa area grigia di connivenza, nella quale oltre che la collaborazione consapevole, molto spesso anche la semplice disattenzione, l’ignoranza o l’inesperienza hanno finito col favorire l’attività delle mafie nel nostro paese.
La malattia mentale, e l’attività di chi ha a che fare professionalmente con questo problema, entra a vario titolo in gioco nella storia della criminalità. Lo racconta Corrado De Rosa* ne “I Medici della camorra” (Castelvecchi editore), ponendo l’attenzione su una particolare branca della medicina, la psichiatria, sfruttata da criminali di ogni genere per i benefici che può procurare a chi richieda una perizia: dallo sconto di pena alla incompatibilità col regime carcerario fino ad arrivare al riconoscimento di vere e proprie forme di invalidità, che addirittura consentono a pericolosi killer ed affiliati di ogni grado, di fruire di trattamenti pensionistici e vitalizi spesso negati, per ostacoli e difficoltà burocratiche, ai cittadini “normali”.
Il libro affronta proprio quella contiguità tra mafie e aree professionali descrivendo, attraverso biografie ed episodi, il metodo e l’utilizzo sistematico delle perizie da parte di affiliati e capi clan per ottenere benefici di giustizia. Esplicita, inoltre, come la malattia mentale venga utilizzata per alimentare la cosiddetta “macchina del fango” che, attraverso la delegittimazione, scredita e svilisce ogni passo compiuto in direzione contraria all’impetuosa marcia della criminalità.
Depressi, anoressici, paranoici sono coloro che vogliono uscire di prigione. Pazzi, visionari, tossicodipendenti e dunque inattendibili quelli che li accusano, i collaboratori di giustizia, e tutti coloro che cercano di combattere la mafia con l’arma della parola.
La malattia mentale, nelle mani della criminalità, diventa allo stesso tempo strumento di difesa e arma offensiva potentissima.
Non stupisce che a spingere uno psichiatra ad affrontare un tema tanto delicato sia, tra gli altri stimoli, proprio la scoperta di una grande contraddizione nell’applicazione pratica dei suoi studi: una branca medica che ha combattuto e combatte da anni lo stigma del malato di mente, quando è coinvolta nel campo delle perizie, dei tribunali, o meglio ancora quando entra in contatto con la criminalità mafiosa, si trova di fronte a un mondo il cui solo interesse è lottare per appropriarsi dell’etichetta di pazzo nel tentativo estremo, spesso vincente, di farla franca, relegando chi soffre realmente di disturbi psichici nel “cimitero” dei senza voce.
Vai alla pagina facebook del libro
* Corrado De Rosa è uno “scrittore da strozzare, ndr.
Marcello RavvedutoMarcello Ravveduto