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domenica 4 dicembre 2011
venerdì 2 dicembre 2011
TraMonti
Ce l'abbiamo fatta. Berlusconi se n'è andato spazzato via da una crisi finanziaria mondiale ingestibile per una maggioranza troppo fragile per sopravvievre nelle mani di uno Scilipoti qualunque. Dopo 24 ore di legittimi festeggiamenti per la chiusutra di una delle pagine più imbarazzanti della storia repubblicana ci siamo ritrovati a domandarci cosa fare. In realtà una domanda retorica. Napolitano dal Quirinale aveva già in mente il nome di Mario Monti come reggente di una fase finanziaria delicatissima per le sorti italiane ed europee. Ammaestrati ed edotti in pochissimo tempo sul significato della parola SPREAD ( ricorda gli anni della epopea nautica di Luna Rossa in coppa America quando improvvisamente gli Italiani impararono il liguaggio nautico ed al bar ci si lanciava in commenti da NAVIGATI addetti ai lavori come STRAMBARE o ANDARE DI BOLINA ) abbiamo capito, in sintesi, che questa volta eravamo davvero nei guai e non c'era più tempo per dilazioni o rinvii di alcun genere. In fretta e furia una maggioranza ultrabipartizan ( cioè tutti dentro tranne la Lega) e via con un Governo tecnico super professionale. L'Europa ci chiede provvedimenti e riforme. Non ce le implora. Ce le comanda. Perchè siamo a due passi dal baratro e se falliamo noi, fallisce l'Europa, fallisce l'Euro. Riforme. Ne sento parlare da quando ero all'asilo. Mai fatte veramente. Solite discussioni. Solite polemiche. Monti nel discorso al Parlamento parla di rigore, sviluppo ed EQUITA'. Benissimo. Vedimao ora i fatti. Lunedì prossimo presenterà il suo pacchetto di misure natalizio - governativo. Ancora nulla di ufficiale. Ma i primi segnali ci sono. Metteranno mano alle pensioni. Sindacati sul piede di guerra. Benissimo. Sacrifici per tutti. I pensionati sono abituè della cosa. Ci sarà dell'altro. Torna l'ICI. Ok. Martoriati i soliti noti ma ci sarà dell'altro, no ? Rigore sviluppo ed EQUITA'. Dicono che tagliano i vitalizi ai parlamentari ( che andranno in pensione a 60 anni pensate che rivoluzione) e che daranno il salario minimo garantito ai disoccupati. Benissimo. Liberalizzazioni delle professioni. Bene così. Eppure qualcosa non torna. La questione è che servono i soldi e si parla di provvedimenti miratissimi. Però non si parla di ambiti di genere. Esempio. Si parla di ICI sulla prima casa. Ma più in generale di abolizione dei regimi fiscali privilegiati sugli immobili della Chiesa ? Oppure della patrimoniale sui grandi redditi ? Oppure perchè non ho ancora sentito parlare di lotta alla evasione fiscale sopratutto sui grandi patrimoni ( il popolo dello scudo fiscale e dei condoni) ? Perchè ancora una volta anche di fronte allo spettro del default di Stato ( l'Italia sta fallendo e con lei rischia l'Unione Europea, per chi ancora non lo avesse ancora intuito) sento sempre i soliti nomi tra le vittime sacrificali dell'ennesimo irrinunciabile salasso ? Questo Governo è retto fondamentalmente dal Pdl ( nella storia dei suoi esponenti assoluto garante degli interessi patrimoniali della Chiesa, promotore dell'ultimo scudo - condono fiscale e che non vuole sentire parlare di patrimoniali) e dal Pd di Bersani che l'altro giorno ha belato qualcosa del tipo " scusate il disturbo ci saremmo anche noi". Però: rigore, sviluppo ed EQUITA'. Sarà. Sono un malpensante e quindi ho brutti sospetti per natura. Perdonatemi. Lunedì sarò sicuramente smentito. O almeno spero.
giovedì 22 settembre 2011
lunedì 12 settembre 2011
domenica 11 settembre 2011
Lettera d'amore
tratto da www.singolarecollettivo.blogspot.com di Sabina de Rosis
Addormentarmi con te è stato così facile
ieri.
Davvero,
non lo immaginavo...
Non l'ho
immaginato nemmeno quando mi hanno tessuto le tue lodi, descrivendo il modo
silenzioso e rassicurante col quale sai far compagnia.
Soprattutto
Marco e Marco. Quanto spesso si saranno ritrovati ad addormentarsi abbracciati
con te? Ed io che li prendevo in giro... a volte mi permettevo anche di fare del
facile e gretto moralismo. È capitato perfino che mi
scandalizzassi!
“Lei non vi renderà felice.Vi farà del male. Ma non vi accorgete di come vi state riducendo?!”
E non avevo
tutti i torti, tu lo sai. Certo che lo sai! Tu non dai felicità, mia cara, non è
questo ciò che sai fare. Tu forse togli tristezza e riempi solitudini, forse. Ma
dura poco.
La tua è
una terapia blanda e illusoria. Un placebo. Ma quant'è dolce la tua
illusione...
Soprattutto
quando vieni a far compagnia la notte nelle stanze vuote e vissute come la
mia.
Dura finché
dura. Al mattino, puntualmente, ci si sveglia e tu non ci sei. Al posto tuo il
vuoto che si pensava di aver colmato e una grossa confusione in testa. E nelle
fauci, anziché il tuo sapore, resta solo qualcosa di aspro, come una mancanza.
Una nuova mancanza. É voglia di te.
Sì, voglia
di un'altra notte con te.
Cazzo, sono le undici del mattino, sono sveglia da
poco meno di quattro ore e sto già immaginando, anzi pregustando il nostro
prossimo incontro. Non sono cotta,
non spaventarti.
Tu seduta
ai piedi del letto, mentre io, ancora spossata, mi ci sto riposando, sdraiata e
in pace col mondo. Ogni tanto allungo il braccio. Mi basta anche solo il
semplice contatto fisico per sentirmi meglio. Accarezzarti il collo nudo e
sentire i brividi del contatto tra la mia pelle calda e la tua, fredda e ancora
imperlata di gocce, mentre dentro ancora fremi. Mi basta toccarti un po' di più
e lo sento... fremi.
E allora mi
piace sporgermi verso di te, prenderti e appoggiare le mie labbra sulle tue. E
riempirmi di te la bocca e i pensieri, cancellando il resto.
Anche se è
solo un attimo.
Certo,
perché l'attimo seguente la mia voce ti parla ancora di lui, del suo affetto
fraterno, della nostra relazione “di base” e del nostro amore, che ora per lui è
solo qualcosa di collaterale, aggiuntivo, marginale.
“Tanto siamo stati qualsiasi cosa noi...”
diceva e le
mie parole fanno eco dentro di te, che in rispettoso silenzio mi ascolti. Anzi,
fai di più. Ti svuoti di te e ti riempi di me, delle mie ansie, delle mie
sofferenze, delle mie seghe mentali.
È per
questo che prima di gettarti ti richiudo. Perché i miei mali restino tutti
dentro te, come fossi un vaso di Pandora.
Invece sei solo la mia quinta birra.
Spread & spritz
Quali segni lascerà questa (ennesima) crisi economica sulla nostra quotidianità?
E' una di quelle domande che qualcuno potrebbe porsi in un momento di totale noia. Uno di quei momenti che può nascere inaspettato perche all'ultimo è saltata la giornata al mare piuttosto che l'uscita con la ragazza o gli amici. Insomma uno di quesgli istanti inattesi in cui ci si ritrova soli con sè stessi e ascoltando una notizia per la prima volta dall'undici settembre di 10 anni fa ci si spreca in una riflessione.
In questi giorni di turbolenze finanziarie va in scena, forse in pochi se ne accorgono, una buffa gag domestica giocata sulla sostanziale insofferenza con cui il cittadino qualunque reagisce alle altisonanti preoccupate e (più che fondatamente) catastrofiche dichiarazioni di default, di fallimentari indici mibtel di bond tedeschi (forse ottimi con crauti, birra e salcicce?) e di spread, quest'ultimo il più delle volte confuso con lo spritz di metà pomeriggio.
"Bruciati X miliardi in Borsa" dice allarmatissimo il giornalista finanziario in televisione, mentre il cittadino qualunque già cambia canale in cerca di un Grande Fratello o almeno di una Paperissima Sprint. Non ce pò fregà de meno insomma.
Qualche sussulto preoccupato lo si leva solo quando in televisione o su un giornale (utilissimo il trafiletto divagatore sulla Gazzetta dello Sport) parlando un attimo più terra terra ci allertano dell'(ennesimo) aumento delle tasse programmato nella manovra finanziaria.
Una manovra cambiata più spesso dell'allenatore del Palermo ma che conserva il suo leit motiv nella certezza che si aumenteranno le tasse.
In quel momento qualcosa in noi si muove.
Capiamo che il cetriolo globale di tremonti-guzzantiana memoria ci colpirà ancora.
Capiamo tutto e finalmente ci incazziamo.
Un pugno sulla tavola imbandita.
Un telecomando lanciato (non troppo violentemente) sul divano.
Un vaffa a Silvio.
Ecco. La nostra rivoluzione è fatta.
Appena in tempo per il posticipo della domenica sera.
E' una di quelle domande che qualcuno potrebbe porsi in un momento di totale noia. Uno di quei momenti che può nascere inaspettato perche all'ultimo è saltata la giornata al mare piuttosto che l'uscita con la ragazza o gli amici. Insomma uno di quesgli istanti inattesi in cui ci si ritrova soli con sè stessi e ascoltando una notizia per la prima volta dall'undici settembre di 10 anni fa ci si spreca in una riflessione.
In questi giorni di turbolenze finanziarie va in scena, forse in pochi se ne accorgono, una buffa gag domestica giocata sulla sostanziale insofferenza con cui il cittadino qualunque reagisce alle altisonanti preoccupate e (più che fondatamente) catastrofiche dichiarazioni di default, di fallimentari indici mibtel di bond tedeschi (forse ottimi con crauti, birra e salcicce?) e di spread, quest'ultimo il più delle volte confuso con lo spritz di metà pomeriggio.
"Bruciati X miliardi in Borsa" dice allarmatissimo il giornalista finanziario in televisione, mentre il cittadino qualunque già cambia canale in cerca di un Grande Fratello o almeno di una Paperissima Sprint. Non ce pò fregà de meno insomma.
Qualche sussulto preoccupato lo si leva solo quando in televisione o su un giornale (utilissimo il trafiletto divagatore sulla Gazzetta dello Sport) parlando un attimo più terra terra ci allertano dell'(ennesimo) aumento delle tasse programmato nella manovra finanziaria.
Una manovra cambiata più spesso dell'allenatore del Palermo ma che conserva il suo leit motiv nella certezza che si aumenteranno le tasse.
In quel momento qualcosa in noi si muove.
Capiamo che il cetriolo globale di tremonti-guzzantiana memoria ci colpirà ancora.
Capiamo tutto e finalmente ci incazziamo.
Un pugno sulla tavola imbandita.
Un telecomando lanciato (non troppo violentemente) sul divano.
Un vaffa a Silvio.
Ecco. La nostra rivoluzione è fatta.
Appena in tempo per il posticipo della domenica sera.
martedì 12 luglio 2011
Lottare sempre, mollare mai: sciopero Teleperformance Taranto del 29 giugno 2011
Lo scorso 30 giugno 2'11 le RSU di Taranto e Roma hanno raggiunto, dopo una estenuante trattativa, un accordo con la dirigenza del call center Teleperformance, per il ritiro dei 1460 licenziamenti annunciati e l'applicazione della cassa integrazione in deroga sino al 31 dicembre 2011. Un risultato importante che da una boccata d'ossigeno a molte famiglie ma che non deve dare l'illusione della definitiva risoluzione di un problema che dovrà essere affrontato ancora a lungo.
Intanto godiamoci la gioia ed il sollievo di una battaglia vinta.
Ma la guerra sarà ancora lunga.
Intanto godiamoci la gioia ed il sollievo di una battaglia vinta.
Ma la guerra sarà ancora lunga.
venerdì 6 maggio 2011
Il problema non è la veglia, ma il Concordato - da www.metilparaben.it
C'è poco da fare: la Chiesa Cattolica non ammette l'omosessualità.
Ragion per cui, il fatto che la curia di Palermo abbia vietato di celebrare una veglia di preghiera per le vittime dell'omofobia non mi sorprende neanche un po'.
Anzi, vi dirò di più: se la Chiesa fosse quello che dovrebbe essere, ovvero un'aggregazione privata -e quindi autofinanziata- di persone che vogliono seguire tra loro determinate liturgie, la reputerei liberissima di escludere dai loro ranghi non solo i gay, ma anche quelli coi baffi a manubrio, i fumatori di pipa, i ballerini di liscio e i guidatori di utilitarie.
Il problema vero non è che la curia si rifiuti di pregare per gli omosessuali, ma il fatto che essa, in quanto espressione della Chiesa Cattolica, sia titolare di un'indiscutibile rilevanza pubblica -con annessi cospicui finanziamenti di vario genere- che le piove addosso dritta dritta dal Concordato.
Il punto, dunque, mi pare questo: lasciamo pure che le associazioni private escludano chi vogliono loro, ma facciamo in modo che esse rimangano esclusivamente, per l'appunto, private.
Fatela lo stesso, la veglia per le vittime dell'omofobia, anche perché nessuno ha il monopolio della religione, e non credo che qualcuno possa essere definito meno credente solo perché pratica la propria fede al di fuori di questa o di quell'altra organizzazione: però, quando l'avrete fatta, vedete di tornarvene a casa senza dimenticare che il nocciolo della questione è l'abrogazione del Concordato.
Dopodiché, ognuno faccia pure i cazzi suoi.
giovedì 5 maggio 2011
domenica 1 maggio 2011
Chiarelettere - "Wojtyla segreto" - di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti - tratto da Xaaraan - il blog di Antonella Beccaria
Qualche giorno fa si segnalava lo speciale di Micromega Karol Wojtyla – Il grande oscurantista, pubblicato in vista delle celebrazioni del 1 maggio per la beatificazione del papa polacco. Anche la casa editrice Chiarelettere ha fatto uscire nel frattempo un libro in argomento. Si tratta di Wojtyla segreto. La prima controinchiesta su Giovanni Paolo II (il cui booktrailer si può vedere sopra), scritto dal giornalista Ferruccio Pinotti e dal vaticanista della Stampa Giacomo Galeazzi:
Il pontefice polacco che la Santa sede sta per proclamare Beato assume una nuova luce attraverso il racconto [di] un viaggio tra Ior, Solidarnosc, scandali finanziari e crisi geopolitiche, da cui emerge un Wojtyla capace di muoversi come un antico monaco-guerriero in battaglia contro l’ateismo di Stato e al contempo come un modernissimo predicatore. Un fondamentale «asset» atlantico durante la guerra fredda. Per oltre trent’anni gli organi di polizia polacchi spiarono ogni movimento e discorso di Karol Wojtyla. Usando anche preti infiltrati per entrare nelle sue stanze. Ora i documenti su questa attività sono finalmente desecretati. Da queste carte inedite compilate dagli uomini del regime di Varsavia incaricati di sorvegliarlo, pedinarlo e controllarlo, emerge una nuova immagine di Giovanni Paolo II. Dal primo giorno di sacerdozio fino all’ascesa al pontificato. Nel piano strategico di Karol Wojtyla, di fronte al rischio dell’Est totalmente scristianizzato occorre mobilitare qualunque risorsa, convogliare tutti i canali di sostegno economico, anche i più imbarazzanti, verso le organizzazioni che oltre cortina si battono per la sopravvivenza dell’identità cattolica. C’è una sfida mortale in atto, Wojtyla lo sa e si dà da fare per vincerla. A ogni costo. L’importante non è da dove arrivano i soldi ma dove sono diretti. Il libro rivela sia tratti inediti del Wojtyla personaggio pubblico e vero uomo politico sia aspetti finora mai scritti e legati alla sua vita privata, prima in Polonia poi in Vaticano.La prefazione, scritta da monsignor Domenico Mogavero (vescovo di Mazara del Vallo e presidente Cei per l’immigrazione, oltre che postulatore per la causa di beatificazione di don Pino Puglisi), può essere letta qui.
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